Gurdjieff – Quarta Via

11014679_1455578148067731_9111556980937723118_n

La Quarta Via è il sistema introdotto in occidente all’inizio del secolo scorso da George Gurdjieff attraverso il quale si può raggiungere un reale e completo sviluppo dell’uomo. Il nome “Quarta Via” è usato per differenziare il sistema da altri che Gurdjieff ha descritto in relazione al loro specifico lavoro sull’essere:

  • La via del Fachiro, si esprime attraverso l’uso del corpo per raggiungere un livello di consapevolezza superiore.
  • La via del Monaco, si esprime attraverso l’uso della componente emozionale, come la fede e il “rapimento” mistico.
  • La via dello Yogi, utilizza la parte intellettuale attraverso la conoscenza.

La Quarta Via si fonda sull’uso equilibrato di tutte le funzioni attraverso il loro sviluppo simultaneo.


“La condizione fondamentale dell’uomo è il sonno; l’uomo è addormentato, la sua coscienza è ipnotizzata, confusa; egli non sa chi è, non sa perché agisce, è una specie di macchina, un automa, cui tutto “succede”; non ha il minimo controllo sui propri pensieri, sulle proprie emozioni, sulla propria immaginazione, sulla propria attenzione; crede di amare, di desiderare, di odiare, di volere, ma non conosce mai le vere motivazioni di questi impulsi che compaiono e scompaiono come meteore; dice “io sono, “io faccio”, “io voglio”, credendo di avere davvero un ego unitario, mentre è frammentario in una moltitudine di centri che di volta in volta lo dominano; si illude di avere coscienza di sé, ma non può svegliarsi da sé, può soltanto sognare di svegliarsi; pensa di poter governare la propria vita, ma è una marionetta diretta da forze che ignora; trascorre l’intera esistenza nel sonno e muore nel sonno; passa tutto il tempo in un mondo soggettivo cui non può sfuggire; non è in grado di distinguere il reale dall’immaginario; spreca le proprie energie a inseguire cose superflue; e solo qualche volta si rende conto che non è soddisfatto, che la vita gli sfugge, che sta sciupando l’occasione che gli è stata offerta.”

(L’uomo secondo Gurdjieff)

“Il nostro punto di partenza è che l’uomo non conosce se stesso, che egli non è, ossia non è ciò che potrebbe e dovrebbe essere.”

(P.D. Ouspensky)

“Vorrei suggerire a ciascuno di voi di porsi la domanda: “Che cosa sono?”. Sono certo che il 95% di voi si troverà in imbarazzo, e che finirete per rispondervi con un’altra domanda: “Che cosa significa?”. Questa è la prova che un uomo ha vissuto tutta la vita senza porsi tale domanda, e che ritiene scontato di essere “qualcosa”, addirittura qualcosa di molto prezioso che non è mai stato messo in dubbio. Nello stesso tempo egli è incapace di spiegare che cos’è questo qualcosa, incapace persino di darne una minima idea, dal momento ch’egli stesso l’ignora. E se l’ignora, non è forse perché questo “qualcosa” molto semplicemente non esiste, ma solamente si suppone che esista? Se un uomo sa essere sincero verso se stesso, non sincero come s’intende abitualmente, ma spietatamente sincero, allora, di fronte alla domanda: “Che cosa sei?” non conterà su una risposta rassicurante. Non è strano che le persone dedichino così poca attenzione a se stesse, alla conoscenza di se stesse? Non è strano che chiudano gli occhi con tanto sciocco compiacimento su ciò che sono realmente, e che passino la vita nella piacevole convinzione di rappresentare qualcosa di prezioso? Esse si dimenticano di guardare il vuoto insopportabile che si cela dietro la superba facciata creata dal loro autoinganno, e non si rendono conto che questa facciata ha un valore puramente convenzionale. Le parole di Socrate: “Conosci te stesso” restano il motto di tutti coloro che cercano la vera conoscenza e l’essere.”

(G.I. Gurdjieff)

“Oggi la civiltà, non conoscendo limiti d’estensione nel suo ambito di influenza, ha strappato l’uomo dalle condizioni normali in cui dovrebbe vivere. In quanto persone del nostro tempo, siamo diventati, a causa di un ambiente anormale, quasi dei semplici animali che vivono automaticamente in uno stato vegetativo. L’uomo moderno non agisce mai di propria volontà, ma manifesta solo azioni stimolate da perturbazioni provenienti dall’esterno. L’uomo moderno non pensa, ma qualcosa pensa per lui, egli non agisce, ma qualcosa agisce tramite lui, egli non crea, ma qualcosa viene creato per mezzo suo.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo è un essere che può “fare”, e “fare” significa: agire coscientemente e di propria iniziativa. Ma nell’uomo contemporaneo tutto si fa da sè, e non c’è una sola di queste “vittime della civiltà contemporanea” che possa “fare” qualcosa. Negli uomini ordinari, ciò che essi chiamano “volontà” non è nient’altro che la risultante dei loro desideri contraddittori; la vera volontà è il segno di un elevatissimo grado di essere, in confronto all’essere degli uomini ordinari. E solo coloro che possiedono un tale essere possono “fare”. Tutti gli altri non sono nient’altro che degli automi, delle macchine o dei giocattoli meccanici messi in moto da forze esterne, che agiscono soltanto nella misura in cui agisce la “molla” collocata in loro; e questa molla non possono nè allungarla, nè accorciarla, nè modificarla di propria iniziativa. Dunque pur riconscendo all’uomo le più grandi possibilità, noi gli neghiamo ogni valore in quanto unità indipendente, fino a che rimarrà ciò che è oggi. Ancora prima di intraprendere lo studio di questa meccanicità e di tutti i pincipi richiesti per una corretta osservazione di sè, l’uomo deve decidere una volta per tutte che sarà sincero verso se stesso senza alcuna riserva, che non chiuderà gli occhi su nulla, che non si tirerà indietro di fronte ad alcun risultato ovunque possa condurlo, che non avrà mai paura di trarre delle conclusioni e non si fisserà in anticipo alcun limite; dovrà avere un grande coraggio per accettare sinceramente i risultati ottenuti e non lasciarsi scoraggiare, ma sottomettervisi e perseverare con la tenacia crescente che questo studio esige. Le conclusioni a cui arriverà saranno di natura tale da mettere “a soqquadro” tutte le convinzioni e le credenze già profondamente radicate in lui, nonchè l’intero ordine del suo ordinario modo di vedere; in casi del genere un uomo può benissimo trovarsi spogliato, forse per sempre, di tutte le sue piacevoli illusioni, di tutti i “valori cari al suo cuore” che gli avevano assicurato fino ad allora una vita tranquilla e confortevole. Mediante una corretta osservazione di sè, si convincerà con tutto il suo essere che ogni cosa lo dirige, che ogni cosa lo governa. Lui non governa nè dirige proprio nulla. Vedrà chiaramente come si sono formate le sue presunte concezioni del mondo, le sue opinioni, i suoi gusti, il suo carattere… insomma come si è formata la sua individualità e sotto quali influenze può essere cambiata.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ve ne state seduti in attesa di perle, quando in realtà quello che dovreste fare è non essere dei porci.”

(Madame Ouspensky)

“L’uomo è una macchina. tutto ciò che fa, tutte le sue azioni, tutte le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze e impressioni esterne. Per “fare” bisogna essere. Nessuno vi crederà se gli dite che non può fare nulla. Questa è la cosa più offensiva e spiacevole che si possa dire alla gente. Ed è particolarmente spiacevole e offensiva perché è la verità e nessuno vuol conoscere la verità. Ordinariamente l’uomo vive semplicemente seguendo il flusso. Non è semplicemente addormentato: è completamente morto.”
(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo nasce come meccanismo concepito per ricevereimpressioni d’ogni genere. La percezione di alcune impressioni ha inizio ancor prima della nascita. In seguito, durante la crescita si formano e si perfezionano altri apparati riceventi, in numero sempre maggiore. La struttura di questi apparati riceventi è la stessa in tutte le parti del meccanismo. Essa ricorda quella di rulli di cera vergine di un fonografo. Su tali rulli o bobine, vengono incise tutte le impressioni ricevute fin dal giorno della nascita, e prima ancora. Inoltre, il meccanismo possiede un dispositivo automatico, mediante il quale tutte le nuove impressioni ricevute vengono collegate alle impressioni dello stesso tipo registrate in precedenza. Contemporaneamente, viene tenuta una classificazione cronologica. In questo modo, ogni impressione ricevuta viene trascritta in più posti su più rulli, e su questi rulli si conserva intatta. Ciò che noi chiamiamo memoria è un dispositivo assai imperfetto tramite il quale possiamo disporre solo di una minima parte della nostra riserva di impressioni. Ma le impressioni, una volta sperimentate, non si cancellano più, e si conservano sui rulli dove sono state trascritte. Numerose esperienze ipnotiche hanno permesso di stabilire che l’uomo ricorda tutto ciò che ha vissuto, fin nei minimi particolari. Infatti, egli ricorda i minimi particolari del suo ambiente, persino il viso e la voce della gente che aveva intorno nella sua prima infanzia, quando ancora sembrava un essere incosciente. Mediante l’ipnosi è quindi possibile far girare tutti questi rulli, anche quelli sperduti nei recessi più profondi dell’inconscio. Ma ogni tanto, in seguito a qualche trauma più o meno evidente, succede che i rulli si mettono a girare da soli, e scene, immagini o volti apparentemente dimenticati da molto tempo risalgono di colpo alla superficie. Tutta la vita psichica dell’uomo non è altro che lo scorrere delle impressioni registrate sui rulli davanti allo sguardo della mente. Tutte le particolarità della sua concezione del mondo, tutti gli aspetti caratteristici della sua individualità dipendono dall’ordine in cui sono avvenute quelle registrazioni, e dalla qualità dei rulli che si porta dentro. Supponiamo che un’impressione qualsiasi venga recepita e registrata contemporaneamente a un’altra con cui non ha nulla in comune; per esempio, un uomo sente una musica molto allegra in un momento di intenso trauma psicologico come angoscia o tristezza. Quella musica susciterà sempre in lui la stessa emozione negativa e, viceversa, il sentimento d’angoscia gli ricorderà sempre quel motivo allegro. Dalla psicologia questo fatto è chiamato associazione di pensieri e sentimenti; ma la psicologia non si rende conto di quanto l’uomo sia impastoiato in queste associazioni, senza potersene mai liberare.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ogni uomo viene al mondo simile a un foglio di carta bianca; ma le circostanze e le persone che gli stanno intorno fanno a gara per imbrattare questo foglio e per ricoprirlo di ogni genere di scritte. Ed ecco intervenire l’educazione, le lezioni di morale, il sapere che chiamiamo conoscenza, tutti i sentimenti di dovere, onore, coscienza ecc. A poco a poco il foglio si macchia, e più è macchiato di pretese “conoscenze”, più l’uomo è considerato intelligente. Più sono numerose le scritte nel posto chiamato “dovere”, più il possessore è considerato onesto; e così via per ogni cosa. Il foglio così sporcato, accorgendosi che le macchie vengono scambiate per meriti, le considera preziose. La nostra macchina mentale ha la proprietà di poter essere convinta di qualunque cosa, purché venga sottilmente influenzata nella direzione voluta in modo ripetuto e persistente. Una cosa che all’inizio può apparire assurda, finirà per sembrare razionale, purché la si ripeta con insistenza e convinzione sufficienti. E mentre un particolare tipo di uomo si limiterà a ripetere le frasi fatte che gli sono rimaste impresse nella mente, un altro cercherà prove e paradossi sofisticati per giustificare le proprie asserzioni. Ma entrambi sono da compiangere nello stesso modo. Tutte queste teorie fanno delle affermazioni che, come i dogmi, non possono essere verificate: in ogni caso, non coi mezzi che abbiamo a disposizione. L’uomo è una personalità piena di pregiudizi; non sa nulla, vive sotto comando, accetta tutte le influenze e vi crede. Noi non abbiamo delle conoscenze che ci appartengano, cioè forniteci dalla vita stessa in modo tale che non ci possano essere sottratte. Tutte le nostre conoscenze non sono altro che semplici informazioni, e possono essere tanto utili quanto inutili. Assorbendole come spugne, noi possiamo facilmente restituirle parlandone con logica e convinzione, pur senza capirci nulla. E con la stessa facilità possiamo perderle, perché non sono nostre, ma sono state riversate dentro di noi come un liquido in un recipiente. Noi non sappiamo nulla. Non facciamo alcuna distinzione tra chi sa veramente ciò che dice e chi dice solo delle stupidaggini: crediamo a qualunque cosa, senza discernimento. Non abbiamo nulla di nostro: tutto ciò che ci infiliamo in tasca non ci appartiene, e dentro di noi non c’è niente. Voi aspirate alla conoscenza, ma ciò che avete avuto finora non è conoscenza: è solo una raccolta meccanica di informazioni. È una conoscenza che non è entrata a far parte di voi, ma è fuori di voi. Non ha nessun valore. Che importanza possono avere per voi le cose che sapete, se un bel giorno vi sono piovute addosso da qualcun altro? È un sapere non creato da voi, e quindi ha scarsissimo valore. Se ci si accontenta di osservare che l’uomo non è altro che una macchina, si diventerà dei cinici. Ma se si persevera nel lavoro, si smetterà di esserlo. Si dovrà fare una scelta, si dovrà decidere cosa si vuole diventare: o completamente meccanici, o completamente coscienti. L’uomo meccanico serve l’involuzione, l’uomo cosciente l’evoluzione. Bisogna scegliere. Ma c’è un principio: servendo l’una, potete sperare di far carriera; servendo l’altra, riceverete molto, ma senza prospettive per il futuro. Questo è il bivio di cui parlano tutti gli insegnamenti tradizionali. Soltanto voi potete decidere ciò che volete fare. Domandatevi nel profondo del cuore ciò che desiderate di più: se ne siete capaci, saprete cosa fare. Rifletetteci bene, e poi procedete.”

(G.I. Gurdjieff – Vedute sul Mondo Reale)

“Insegnare e suggerire ai propri figli la scienza di ingannare gli altri e di essere bugiardi in tutto, assume persino, negli esseri del pianeta Terra del giorno d’oggi, la valenza di un dovere; ed è proprio questo che essi designano col famoso nome di “educazione”. Essi “educano” i propri figli a non potere e nemmeno osare mai manifestarsi secondo la manifestazione istintiva della loro “coscienza morale”, e a fare soltanto ciò che è indicato nei manuali detti di “galateo” inventati da loro stessi. E beninteso, quando questi figli crescono e diventano esseri responsabili, agiscono e si manifestano in maniera automatica, esattamente come è stato loro insegnato nel periodo della loro formazione, cioè secondo il modo in cui sono stati “suggestionati”, “programmati”, in poche parole, in cui sono stati “educati”. Non appena i loro discendenti vengono alla luce, essi si sforzano intenzionalmente, per adattarli alle condizioni anormali dell’ambiente, di fissare con ogni mezzo in loro il maggior numero possibile di impressioni provenienti esclusivamente da percezioni artificiali dovute ai risultati della loro anormale esistenza, ed è proprio questo insieme di percezioni artificiali che ora, con ingenuità, essi scambiano per il loro vero “conscio”. Essi saturano ed infarciscono di idee effimere e fantasiose di ogni genere i “cervelli” dei nuovi nati, e proprio a causa di questa azione che essi esercitano sui propri discendenti – funesta dal punto di vista oggettivo, ma “benefica” secondo la loro ingenua comprensione soggettiva – tutti i sacri dati depositati in loro dalla Grande Natura per costituire il vero conscio esserico si isolano fin dal principio e restano per tutta la loro esistenza in uno stato quasi primitivo. Da lì in poi quel “conscio” artificiale si forma gradualmente in loro e finisce per diventare predominante nella loro presenza generale. A causa di tutto ciò, la “coscienza morale oggettiva”, che potrebbe apparire fin dalla più tenera infanzia nel conscio degli esseri di quel pianeta, viene a trovarsi in quello che essi chiamano il loro “subconscio”. E ai nostri giorni, anche se in alcuni di loro i dati divini cristallizzati nella loro presenza per questo impulso esserico si mettono a manifestarsi, per una ragione o per l’altra, fuori dal subconscio e si sforzano di partecipare al funzionamento del loro “conscio” ordinario, anormalmente costituito, appena essi se ne rendono conto prendono subito tutte le misure necessarie per evitare che ciò accada, poichè nessun essere nella cui presenza funzioni questo impulso divino di vera coscienza morale oggettiva potrebbe più ormai proseguire la propria esistenza nelle condizioni che regnano attualmente laggiù.”

(G.I. Gurdjieff – I racconti di Belzebù a suo nipote)

“Devi imparare a non conformarti a ciò che le persone che ti stanno intorno considerano buono o cattivo, impara ad agire secondo ciò che ti detta la tua coscienza. Una coscienza liberamente sviluppatasi ne saprà sempre di più di tutti i libri e di tutti i maestri messi insieme.”

(G.I. Gurdjieff)

“Siamo così preoccupati da ciò che idealmente vorremmo essere che non vediamo cosa siamo realmente adesso, nel momento attuale. Non siamo quel che crediamo di essere. Accecati dall’immaginazione, ci sopravvalutiamo e mentiamo a noi stessi. Mentiamo continuamente a noi stessi, in ogni momento, tutto il giorno, per tutta la vita. Le cose che facciamo non le scegliamo perchè ci piace farle, ma per l’esigenza di affermare e assicurare attraverso di esse il nostro io immaginario. Non esiste pensiero o sentimento che non sia motivato da questa esigenza: è tuttavia un meccanismo così sottile che non ce ne accorgiamo. Se potessimo fermarci interiormente e osservare senza preconcetti, accettando per un momento quest’idea della menzogna, allora forse ci accorgeremmo che non siamo ciò che crediamo di essere. Per sapere “cio che è” devo liberarmi di tutte le mie proiezioni immaginarie. Cerco di emergere da questo mondo di illusioni che mi nasconde la realtà, di non farmene influenzare. Sono consapevole di una realtà che non riesco a possedere. Si tratta di me stessa, di ciò che sono nel profondo dell’essere. C’è in me un’energia essenziale che è la base di tutto ciò che esiste. Non la sento, perchè la mia attenzione è occupata da tutto ciò che è contenuto nella memoria: pensieri, immagini, desideri, delusioni, impressioni fisiche. “Io” non sono qui. Per desiderare di essere presente, devo vedere che sono addormentata. Sono rinchiusa in un cerchio di interessi meschini e avidità in cui il mio “io” si perde. E rimarrà perso finchè non si relazionerà con qualcosa di più alto. È tutto in relazione a questo. toccare la mia essenza. Il contenitore dell’energia è temporaneo, l’energia è permanente. Dietro tutte le vicissitudini della vita, dietro le preoccupazioni, le tristezze e le gioie, c’è qualcosa di più grande, qualcosa che riesco a sentire e che mi dà significato. Sento di esistere in relazione a questa grandezza. è fuori di me, ma anche dentro di me. La realtà è qui, solo che non le presto attenzione. Vivo voltando le spalle a me stessa. Devo capire che se non sono presente, servo solo il mio sè ordinario e vado verso la distruzione di ciò che realmente sono. Perciò l’unica realtà per me, oggi, è il mio sforzo di essere presente a me stessa. Nient’altro è reale. Tutto è distorto dal velo della mente che mi impedisce di essere in contatto con la natura delle cose. Devo prima di tutto andare verso la mia propria natura, risvegliarmi alla coscienza dell’io e prestare attenzione solo a questo. Quando mi apro completamente alla mia Presenza, quando “io sono”, entro in un mondo diverso, in cui tempo e spazio non esistono. Sono uno, un tutto. I pensieri cessano e la ragione scompare. Sento l’io. Comincio a capire che il mondo in cui vivo è un mondo di finzioni. Non è reale. La visione che ho di me non è la visione della mia vera realtà. Vedo me stessa attraverso il pensiero, persa nell’immaginazione di me. Nel vedere l’ego e l’io reale mi libero. La fede è la certezza vissuta di aver oltrepassato i limiti dell’io ordinario.”

(Jeanne de Salzmann – La Realtà dell’Essere)

“Per chi ha bene o male riconosciuto l’assurdità della propria vita ordinaria, e che si sforza seriamente di scoprire tutti i possibili aspetti della verità oggettiva e di farli penetrare dentro di lui per costruire su questa base la propria individualità reale e per potersi poi più tardi manifestare, in tutte le circostanze, in modo tale da corrispondere ad una creatura fatta “ad immagine di Dio”, e per l’uomo che ha già compreso con la propria ragione ciò che vale – cioè che ha riconosciuto l’esagerata importanza che egli attribuisce alla sua presunta individualità, la quale, secondo il suo stesso imparziale giudizio, non rappresenta che una quasi completa “nullità” – il lavoro essenziale consiste nell’acquisire la capacità di dedicare, per un certo tempo, tutte le sue possibilità e tutte le sue energie a individuare il numero più grande possibile di atti anomali che accadono nel corso dei vari processi fisici e psichici, in altri termini nell’attuare quella che viene definita “l’osservazione di sè”. E ciò si rivela assolutamente indispensabile affinchè la coscienza di questi fatti indesiderabili, che fin’ora solo il mentale ha saputo riconoscere, impregni gradatamente la sua natura e susciti nella sua presenza generale un’energia di grande intensità che sola rende possibile un ulteriore lavoro su se stessi. Questa energia si manifesta per mezzo di uno sforzo costante indirizzato all’acquisizione nel corso della giornata, del potere di “richiamare se stessi” per un tempo determinato. Questo potere è necessario all’uomo che con il suo solo mentale, ha riconosciuto la sua nullità e che ha deciso di lottare coscientemente contro le anomalie che egli stesso ha constatato. Queste anomalie, se sono cristallizzate nella sua individualità a causa delle inadeguate condizioni nelle quali ha trascorso l’età della preparazione, si traducono in tutta una serie di debolezze il cui insieme genera la sua mancanza di volontà, di carattere, la sua inerzia e via di seguito. Questo potere, dico, gli è necessario se vuole apprendere, nella misura del possibile, a non “identificarsi” alle condizioni ambientali e, continuando ad osservare le sue manifestazioni interne ed esterne, a dominare in se stesso i vari sentimenti di parzialità che gli sono divenuti intrinseci. Tutto ciò è indispensabile affinchè possa sorgere in lui ed accumularsi l’energia necessaria per perseverare nel lavoro con quella intensità nello sforzo e con quel potere di azione su se stesso che soli permettono di operare la trasmutazione della propria “nullità” in quel “qualche cosa” che avrebbe dovuto essere, in altri termini, di operare la trasmutazione in quella “corona della creazione” che ciascun uomo è chiamato ad essere, invece di essere, come è diventato soprattutto in questi ultimi tempi, e come si vede egli stesso nei suoi momenti di sincerità, un animale domestico le cui percezioni e manifestazioni sono automatizzate.”

(G.I Gurdjieff – La Vita Reale)

“Lo psichismo generale dell’uomo è il risultato dell’adeguamento a tre mondi indipendenti. Il primo è il mondo esteriore, in altri termini tutto quello che esiste al di fuori di lui, sia ciò che può vedere e sentire sia quello che per lui è invisibile ed intangibile. Il secondo è il mondo interiore, cioè tutti i processi automatici della sua stessa natura e le ripercussioni meccaniche di questi processi. Il terzo mondo è il mondo a lui proprio che non dipende nè dal “mondo esteriore” nè dal suo “mondo interiore” e cioè è indipendente dai capricci dei processi che si svolgono in lui così dalle imperfezioni dei processi che li scatenano. Un uomo che non possiede il mondo che gli è proprio non può fare mai nulla di sua iniziativa: tutte le azioni “si fanno” dentro di lui. Solo l’uomo nella cui presenza generale si è formata in maniera autonoma e intenzionale la totalità dei fattori necessari al funzionamento di questo terzo mondo può disporre di una propria iniziativa per le sue manifestazioni e le sue percezioni.”

(G.I Gurdjieff – La Vita Reale)

“La vita dell’umanità, presa come un tutto, è paragonabile al corso di un grande fiume, che si divide – in un punto che corrisponde al momento nel quale l’uomo raggiunge l’età responsabile – in due correnti, di cui una sfocia nell’oceano senza limiti, per proseguire poi un ulteriore movimento di evoluzione, e l’altra va negli abissi sotterranei per proseguire un movimento di ordine involutivo, questa volta per i soli bisogni della Natura. Per noi uomini di questo tempo, il male maggiore consiste nel fatto che a causa delle varie condizioni della nostra vita ordinaria e soprattutto a causa della nostra “educazione” anormale, possediamo, giunti all’età responsabile, presenze corrispondenti al fiume della vita destinato a perdersi negli abissi sotterranei e finiamo per cadere in questa corrente. Da allora in poi essa ci trascina dove vuole, come vuole, e noi, senza riflettere sulle conseguenze, restiamo passivi e ci lasciamo trascinare alla deriva come relitti. Finchè rimaniamo passivi, non solamente saremo costretti a restare degli strumenti al servizio di “creazioni involutive ed evolutive” della Natura, ma dovremo per il resto della nostra esistenza sottometterci, come schiavi, ai capricci ciechi di ogni specie di eventi.”

(G.I Gurdjieff – La Vita Reale)

“Non è importante quanto a lungo si vive, ma se si sviluppa qualcosa che possa dare significato alla vita. Senza un contatto reale con il vero “io”, la vostra vita non ha significato. Senza quella relazione, non siete nulla.”

(Madame de Salzmann)

“Ecco dunque l’uomo ordinario medio: uno schiavo incosciente interamente asservito a disegni d’ordine universale estranei alla propria individualità. Può restare così come è tutta la vita, poi, come tale, essere distrutto per sempre.Tuttavia la Grande Natura ha dato all’uomo la possibilità di non essere semplicemente uno strumento cieco al servizio dei disegni oggettivi di ordine universale; gli ha dato i mezzi affinché, pur servendola e attuando coscientemente ciò che era stato predestinato per lui, egli possa produrre più di quanto gli è richiesto ed utilizzare questa eccedenza per il proprio “egoismo”, cioè per la determinazione e la manifestazione della propria individualità. Anche questa possibilità gli è stata concessa per servire lo scopo comune, poiché l’equilibrio stesso delle leggi oggettive necessita di tali vite indipendenti. Dunque, la vita non è data agli uomini per loro stessi, ma per servire degli scopi cosmici elevati, ed ecco perchè la Grande Natura, nella sua lungimiranza, fu costretta a introdurre nella presenza generale dei nostri antenati un organo le cui proprietà dovevano proteggerli da qualsiasi possibilità di vedere e percepire la realtà. Essa veglia affinchè la loro vita possa scorrere in una forma più o meno tollerabile, e non finisca prematuramente. Noi uomini, non ingrassiamo forse i nostri montoni ed i nostri maiali, non li curiamo, non cerchiamo di rendere la loro vita confortevole? Ma facciamo forse tutto ciò perchè apprezziamo la loro vita in se stessa? No! Lo facciamo per poterli sgozzare un bel giorno, e ricavarne la buona carne di cui abbiamo bisogno, con la massima quantità di grasso. Nello stesso modo, la Natura prende tutte le misure affinchè noi viviamo senza essere presi da orrore, affinchè non ci impicchiamo, ma viviamo a lungo; poi, quando ne ha bisogno, ci sgozza. Nelle condizioni di vita ordinaria degli uomini, così come sono stabilite, questa è una legge incrollabile della Natura. La vita ci è stata data per uno scopo elevato,e tutti insieme siamo tenuti a servirlo; in ciò consiste la nostra ragion d’essere, e il senso stesso della nostra vita. Tutti gli uomini senza eccezione sono schiavi di questa “grandezza”, tutti devono sottomettersi senza discutere. Il vero uomo, che ha già acquisito il suo “Io”, così come l’uomo-tra-virgolette, che non lo possiede, sono entrambi ugualmente schiavi di questa “grandezza”; tuttavia esiste fra loro questa differenza: il primo, assumendo un atteggiamento cosciente verso la propria schiavitù, acquisisce la possibilità, pur servendo la realizzazione universale, di consacare una parte delle proprie manifestazioni, in conformità alle previsioni della Grande Natura, all’acquisizione di un “essere imperituro”, mentre l’altro, poichè non prende coscienza della propria schiavitù, rimane durante tutto il processo della sua esistenza una semplice cosa che, quando non se ne ha più bisogno, viene distrutta per sempre.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ciò che viene chiamato “ragione” nell’uomo, non è altro che la concentrazione dei risultati di impressioni di qualità diverse percepite anteriormente, e la loro stimolazione e ripetizione provoca nell’essere diversi tipi di associazioni. Le impressioni registrate hanno tre sorgenti originarie e sono soggette a tre diverse influenze. Una categoria di associazioni è formata dalle impressioni percepite involontariamente e che provengono direttamente dal mondo esterno oppure scaturiscono dal mondo interiore dell’uomo in conseguenza di certe associazioni precedenti, costanti e ripetute in modo automatico. La seconda categoria è formata dalle impressioni percepite volontariamente, che provengono dal mondo esterno o che si cristallizzano nel mondo interiore dell’uomo attraverso un atto deliberato di pensiero e di verifica sulla realtà. La terza categoria scaturisce esclusivamente dal processo della cosiddetta “contemplazione-trasformata”, cioè dalla comparazione di impressioni omogenee di varia origine anteriormente già fissate, mantenendo continuamente il contatto con i loro centri interni e separati. Al terzo stato di coscienza umana può essere sicuramente attribuito, senza alcuna difficoltà, il tipo di coscienza che l’uomo moderno, desiderando sottolinearne la grande importanza e senza nutrire alcun dubbio sulla correttezza del termine usato per indicarlo, ha denominato “stato di coscienza-vigile”. Tale stato di coscienza, cui l’uomo moderno assegna il massimo livello, non è altro che il prodotto di impressioni costantemente ripetute, sia percepite accidentalmente e involontariamente sia create artificialmente e imparate meccanicamente. Oggi la maggior parte delle persone, come conseguenza del continuo deterioramento delle normali condizioni di vita, si è abituata a dare importanza solamente a questo livello di coscienza che si raggiunge tramite le impressioni già menzionate, cioè tramite le percezioni involontarie e imparate meccanicamente di impressioni accidentali ricevute dall’ambiente esterno. In altre parole, tutti i processi del mondo interiore del’uomo moderno sono solo una rassegna automatica, in varie combinazioni, delle esperienze ripetute di impressioni per così dire “antiquate”. E le manifestazioni di quest’uomo nella vita ordinaria, gli impulsi, i pensieri, i sentimenti, le parole, le convinzioni, le credenze e i doveri sono costituiti esclusivamente dal materiale di quelle impressioni nelle loro varie combinazioni, cristallizzate nella sua totalità. Le persone finiscono per perdere persino il bisogno di cogliere nella loro interezza le cose che vedono e sentono per la prima volta. Per loro si tratta soltanto di impulsi che provocano delle associazioni basate su informazioni corrispondenti, introdotte in precedenza nella loro presenza. E così tutto ciò che vedono e sentono per la prima volta viene percepito automaticamente da solo, senza alcuno sforzo di nessun tipo proveniente dall’essenza delle loro funzioni, e non provoca in loro il benchè minimo bisogno esserico di sentire e comprendere nella sua interezza ogni fenomeno che si svolge in loro o fuori di loro. Insomma, si accontentano di ciò che qualcuno un giorno, coscientemente o incoscientemente, ha inculcato in loro”

(G.I Gurdjieff – Il Nunzio del Bene Venturo)

“Attualmente, sul pianeta Terra, le buone o le cattive relazioni reciproche si stabiliscono unicamente in base a manifestazioni esteriori artefatte, e soprattutto in base a ciò che essi chiamano “cordialità”, cioè parole vuote, che a volte non contengono il più piccolo atomo di ciò che si chiama “risultato di un impulso interiore benevolo”. Ai nostri giorni, per quanto un essere possa provare verso un altro un sentimento benevolo, se, per qualche ragione, egli volge a quest’altro delle parole che il “galateo” considera sconvenienti, tra i due è tutto finito. Sicchè, negli ultimi tempi, è diventato indispensabile laggiù, per farsi degli amici e per evitare di attirarsi dei “nemici feroci” conoscere per prima cosa le numerose “buone maniere per rivolgersi agli altri”.”

(G.I. Gurdjieff – I Racconti di Belzebù a Suo Nipote)

“In generale, la donna europea, fin dal primo giorno di matrimonio, nel suo intimo considera il marito come un “bene personale”. Dopo la prima notte, credendosi ormai sicura della sua proprietà, essa consacra tutta la propria vita interiore al conseguimento di quel “qualcosa” che costituisce l’ideale incerto di cui s’invaghiscono fin dall’infanzia le fanciulle europee, grazie a quella famosa “educazione” immaginata apposta per loro, con sempre maggior raffinatezza, da certi scrittori disonesti di laggiù.”

(G.I. Gurdjieff – I Racconti di Belzebù a Suo Nipote)

“Affinchè tu comprenda meglio in che modo delle informazioni possono essere trasmesse agli esseri delle generazioni successive tramite un legamonismo, ti dirò ancora qualche parola sugli esseri del pianeta Terra che erano chiamati e che ancora continuano a chiamarsi “iniziati”. Nei tempi antichi questa parola era sempre impiegata con un solo significato; si chiamavano così gli esseri tricerebrali che avevano acquisito nella loro presenza dei dati oggettivi pressochè identici, percepibili da tutti. Ma dopo i due ultimi secoli, questo stesso termine ammette due significati: il primo indica, proprio come un tempo, gli esseri che con il loro lavoro personale cosciente e le loro sofferenze volontarie sono diventati “iniziati”, e avendo acquisito in tal modo dei meriti oggettivi percepibili dagli altri esseri, risvegliano in loro stima e fiducia. Nella seconda accezione, questa parola è il titolo onorifico che si conferiscono a vicenda gli esseri appartenenti a quelle che si chiamano “bande di briganti”, in forte sviluppo in questo periodo, e che hanno come scopo principale “spogliare” chi li circonda soltanto di valori “essenziali”. Queste “bande di briganti” prendono a pretesto certe scienze “occulte” o “soprannaturali” per portare a buon fine i loro “saccheggi”. E laggiù, ciascuno di questi “banditi” dà a se stesso il titolo di iniziato.”

(G.I. Gurdjieff – I Racconti di Belzebù a Suo Nipote)

“Nella maggioranza degli abitanti del pianeta Terra è presente lo strano bisogno di ciò che essi chiamano “pavoneggiarsi” e di provocare negli altri l’espressione dell’impulso esserico detto “meraviglia”. Per via di questo strano bisogno, essi provano soddisfazione alla vista della meraviglia provocata negli altri dal loro aspetto esteriore, combinato esattamente secondo le esigenze di ciò che laggiù chiamano “moda”, un’usanza funesta e diventata ai nostri giorni uno dei fattori esserici il cui automatismo non lascia più loro nè il tempo nè la possibilità di vedere e di sentire la realtà. Questa usanza per loro così funesta consiste nel modificare periodicamente la forma esteriore di ciò che si chiama “il velo della loro nullità”. A quegli strani esseri è sempre piaciuto agghindarsi con perle e turchesi, come d’altronde con tante altre “preziose carabattole”, al solo fine, dicono, di “ornare” il loro aspetto esteriore. Ma se vuoi la mia opinione, lo fanno semplicemente per istinto, nella speranza di far rialzare il loro “valore interiore”, di per sè nullo. Un simile fenomeno accade anche per ciò che essi chiamano “sapere”. Quanto più qualcuno immagazzina nozioni che non ha mai verificato, e ancor meno provato personalmente, tanto più è considerato “sapiente” e rispettato dagli altri. Essi non viaggiano per acquisire più sapere e più informazioni, ma ancora una volta, per la loro vanità, per poter dire poi a voce alta, conversando con gli amici e i conoscenti: “Sono stato qui e ho visto questo, questo e quest’altro”. Di quello che hanno visto e che cosa significhi, cosa gliene importa? Essi hanno soltanto bisogno del “fatto” di essere stati in quel tal posto e di aver visto tutto a grandi linee. Tutto ciò è più che sufficiente, dato che più tardi, in qualche conversazione, ciascuno di loro potrà dire spudoratamente e con la coscienza a posto che anche lui è stato lì, lì e lì. E tutti gli altri penseranno che costui non è una “schiappa”, ma che è proprio stato in quel luogo e ha visto tutte le curiosità che qualsiasi persona “colta” deve aver visto. Quest’abitudine di giudicare i meriti degli esseri secondo la loro effimera apparenza esteriore, radicandosi in loro a poco a poco, ha continuato a sviluppare e a rinforzare la loro illusione che l’acquisizione dell'”essere-individualità” si limita precisamente a tale apparenza, e tutti, soggettivamente, si sforzano solo in tal senso. Ecco perchè, ai giorni nostri, fin dal momento della loro venuta al mondo, tutti a poco a poco cominciano a perdere perfino il “gusto”, e anche il “desiderio”, di ciò che si chiama l'”Essere esserico oggettivo”.”

(G.I. Gurdjieff – I racconti di Belzebù a suo nipote)

g-o

“Se le persone potessero sentire di più, parecchie cose sarebbero più facili per loro. Ma esse sono andate creando per lungo tempo inconsciamente tanti di quegli apparati protettivi contro il sentire che attualmente non ce ne può essere nessuno. Mediante certi sforzi per ricordare se stessi, si possono vedere cose che ora non si possono vedere. I nostri occhi non sono così limitati come riteniamo; esistono parecchie cose che essi possono vedere ma che non notano. Il progresso dell’uomo comincia dal momento in cui questi si rende conto che chi è lui è una cosa e il suo quadro immaginario di se stesso un’altra cosa. Quando si accorge di essere più piccolo, più debole di quello che pensava, che è tutto falso, egli è sulla via dello sviluppo. Non ha praticamente nulla, ma quanto basta per svilupparsi. Vedete, noi viviamo in un tempo assai strano; gli individui divengono sempre meno sani di mente. Hanno bisogno di minor verità, sono incapaci di distinguerla e più facilmente soddisfatti delle bugie. Il lavoro è importantissimo per rimanere sani di mente, o divenire sani di mente. Allorchè uno si rende conto di essere addormentato, in quel momento egli è già semidesto, ma ciò non dura a lungo; nel momento successivo qualcosa comincia a cambiare nella sua testa ed egli è trascinato di nuovo nel sonno. Questa è la ragione per cui non ci si può svegliare da soli, perchè sono necessari metodi elaborati: uno deve essere scosso ripetutamente. Un certo numero di persone che vuole destarsi si deve mettere d’accordo che quando una di loro è addormentata, qualcun’altra deve essere sveglia e deve dare gli scossoni. Ma fare un accordo del genere richiede sincerità; quelle persone debbono realmente volersi svegliare e non debbono essere arrabbiate o offese quando ricevono gli scossoni. Il risveglio non è per quelli che temono le cose sgradevoli, è soltanto per quelli che desiderano svegliarsi, rendersi conto di cosa significhi essere addormentati, e che è necessario molto aiuto, una gran quantità di scossoni. Questo è il vero punto: come fornire perpetui scossoni a se stessi e come accettarli. Ogni cosa ha una causa, ma non ogni cosa ha un obiettivo o scopo. Nella vita ordinaria non ci sono scopi; uno scopo si incrocia con un altro scopo e lo distrugge o cambia la sua natura; sicchè alla fine non ci sono scopi. I riultati nella vita sono i risultati di scopi contrastanti, non i risultati di azioni intenzionali. Ci sono tanti valori immaginari che è necessario chiarire un po’; nella vita ordinaria le cose migliori non hanno significato: la gente vede ciò che è piccolo ma le sfugge ciò che è grande, cerca sempre di cambiare le cose che non sono importanti mentre ciò che è importante viene trascurato e rimandato al domani. La gente o non si rende conto di poter cambiare o, se lo fa, lo prende troppo alla leggera. Essa ritiene che sia sufficiente rendersi conto e decidere che cambierà. Ma il rendersi conto, da sè, non produrrà un cambiamento; abbiamo troppo tendenze congenite in noi. Dobbiamo sapere come combatterle. Vedete, le persone che “non sono” non possono essere prese sul serio sotto questo punto di vista. In un momento sono serie, in un altro dimenticano tutto, in un terzo momento cercano di nuovo di trovare qualcosa, in quello successivo sono pienamente soddisfatte di quello che hanno. Ciò significa che esse “non sono”: non esistono. Prima debbono esistere.”

(P.D. Ouspensky)

“Le persone sono macchine, vengono spinte in un determinato modo e rotolano; quando urtano contro un muro si fermano e cominciano a rotolare all’indietro. La Natura ci ha fatti macchine operanti sotto influenze esterne, con una possibilità però di sviluppare il nostro motore. Se non c’è motore interiore, non faremo altro che continuare a girare sullo stesso posto. L’idea di “giustizia” e “ingiustizia” è interessante perchè la gente perde una gran quantità di energie su questo punto. Possiamo arrestare questo spreco, ma non possiamo correggere le cose del mondo. Tutta la vita dal principio alla fine è un’ingiustizia. Per esempio, dobbiamo morire: il che è ingiustissimo. Dividiamo le cose in giuste e ingiuste, ma che diritto ne abbiamo? Tutta la vita organica è basata sull’ingiustizia; essa è una fabbrica autarchica per allevare gatti e topi. I gatti mangiano i topi e i topi mangiano i gatti. Cos’è giustizia tra gatti e topi? Questa è vita. Non è niente di splendido. Il nostro scopo è di uscirne; non è una cosa che ci riguardi provare indignazione: soltanto perdita di energia. Non possiamo far nulla per cambiare questo stato di cose. Siamo sugheri sulle onde che credono di poter controllare le correnti. Non possiamo pretendere che i fatti siano diversi da quelli che sono. Non ci può essere giustizia nel nostro stato presente, non c’è giustizia in prigione. L’unica cosa cui uno può seriamente pensare quando si rende conto di essere in prigione è come evadere, non starsene a recriminare sulla giustizia in prigione. La prima lezione che dobbiamo apprendere, la prima cosa che ci impedisce di evadere, è che non ci rendiamo nemmeno conto della necessità di conoscere la nostra posizione. Chiunque la conosce si trova già in una posizione migliore.”

(P.D. Ouspensky)

“L’uomo non si conosce, non conosce nulla, tuttavia ha teorie su quasi tutto. La maggior parte di queste teorie è menzogna. La gente parla di tutto come se sapesse. Se domandate a un uomo se c’è gente sulla luna, egli avrà un’opinione su ciò. E così su qualsiasi altra cosa. Abbiamo opinioni su tutto, e tutte queste opinioni sono bugie, specialmente riguardo a noi stessi. Non sappiamo nulla, eppure pensiamo di sapere circa noi stessi. Tutto ciò che abbiamo sono opinioni. Dobbiamo renderci conto di quanto siamo governati e controllati non dalle cose stesse, ma dalle nostre idee delle cose, dalle nostre visioni delle cose, dalle nostre immagini delle cose. Noi ci attribuiamo parecchie qualità che non possediamo. Sfortunatamente non siamo ciò che siamo ma ciò che siamo divenuti; non siamo esseri naturali. Non siamo consci. Siamo troppo addormentati, mentiamo troppo, viviamo troppo nell’immaginazione, ci identifichiamo troppo. Quasi tutto ciò che sappiamo di noi stessi è immaginario. Sotto tutto questo agglomerato, l’uomo è completamente diverso. Abbiamo parecchie cose immaginarie che dobbiamo buttar via prima di poter arrivare alle cose reali. Finchè viviamo in cose immaginarie, non possiamo scorgere il valore del reale; e solamente quando arriviamo alle cose reali in noi stessi possiamo vedere cosa sia il reale fuori di noi. Proprio come in noi stessi esistono parecchie cose immaginarie, inventate, così queste ci sono anche nella vita. A causa del fatto che la gente crede in esse, queste producono un effetto. In questo senso quasi tutta la vita non è reale. La gente vive in cose inesistenti e non vede quelle reali; essa non si preoccupa nemmeno di pensarci, essendo completamente soddisfatta di quelle immaginarie. Mediante l’immaginazione creiamo parecchi falsi valori, li conserviamo e li usiamo nel nostro pensare. Ecco perchè l’immaginazione è pericolosa. Non verifichiamo le cose. Immaginiamo le cose o perchè ci piacciono, o qualche volta perchè non ci piacciono e ne abbiamo paura. Viviamo in un mondo immaginario. Tutta la nostra vita, tutte le nostre abituali maniere di pensare, hanno soltanto uno scopo: evitare shock, sensazioni sgradevoli, spiacevoli percezioni riguardanti noi stessi. E questa è la cosa principale che ci mantiene addormentati, perchè al fine di svegliarci non dobbiamo aver paura; dobbiamo essere tanto coraggiosi da vedere le contraddizioni. Quello che bisogna perdere è l’immaginazione. Qualsiasi cosa reale non è un ostacolo al risveglio. Sono le cose immaginarie che ci tengono addormentati, e ad esse dobbiamo rinunciare.”

(P.D. Ouspensky)

“La legge per l’uomo è un’esistenza nel cerchio delle influenze meccaniche, è lo stato di “uomo macchina”. La via dello sviluppo delle possibilità nascoste è una via contro la natura, contro Dio. Ciò spiega le difficoltà e il carattere esclusivo delle vie. Esse sono ardue e strette. Ma al tempo stesso nulla potrebbe esser raggiunto senza di esse. Nell’oceano della vita ordinaria, e specialmente della vita moderna, le vie sono un fenomeno piccolo, appena percettibile, che, dal punto di vista della vita stessa, non ha la minima ragione d’essere. Ma questo piccolo fenomeno contiene in se stesso tutto ciò di cui l’uomo può disporre per lo sviluppo delle sue possibilità nascoste. Le vie si oppongono alla vita di tutti i giorni, basata su altri principi e assoggettata ad altre leggi. In ciò consiste il loro potere e il loro significato. In una vita ordinaria, per quanto colma di interessi filosofici, scientifici, religiosi o sociali, non vi è nulla e non può esservi nulla che offra le possibilità contenute nelle vie. Infatti, esse conducono o potrebbero condurre l’uomo all’immortalità. La vita mondana, anche la più riuscita, conduce alla morte e non potrebbe condurre a nient’altro.”

(P.D. Ouspensky)

“II solo mezzo per salvare gli esseri del pianeta Terra oggi, sarebbe innestare nella loro presenza un nuovo organo dotato di proprietà tali che ognuno di quegli infelici, nel corso della sua esistenza, senta e prenda incessantemente coscienza della inevitabilità della propria morte, nonchè della morte di tutti quelli su cui si posa il suo sguardo o la sua attenzione. Solo questa sensazione e questa conoscenza possono attualmente annientare l’egoismo che si è definitivamente cristallizzato in loro ed assorbe la loro essenza, distruggendo allo stesso tempo la conseguente tendenza ad odiare gli altri, tendenza che genera tutti i rapporti reciproci esistenti tra loro, i quali sono a loro volta la causa d’ogni anomalia, indegna e dannosa per loro quanto per tutto l’universo.”

(G.I. Gurdjieff – I Racconti di Belzebù a Suo Nipote)

“La gente attribuisce al sapere un grande valore, ma non sa attribuire un valore all’essere, e non si vergogna del livello inferiore del proprio essere. Questa preponderanza del sapere sull’essere è riscontrabile nella cultura attuale. L’idea del valore e dell’importanza del livello dell’essere è stata completamente dimenticata. Nessuno capisce che il grado del sapere d’un uomo é una funzione del grado del proprio essere. In generale, oggi l’educazione si limita a formare la mente. Il bambino viene costretto ad imparare a memoria delle poesie come un pappagallo, senza capirci niente; e quando ci riesce, i genitori sono contenti. A scuola, dopo aver superato gli esami “con lode”, il ragazzo continua a non capire e a non sentire niente. Rispetto allo sviluppo della mente egli è un adulto di quarant’anni, ma nell’essenza resta un bambino di dieci. Con la mente non ha paura di nulla, ma nell’essenza è un pusillanime; la sua vita interiore è abbandonata a se stessa senza alcuna direzione. La sua morale è puramente automatica, esclusivamente esteriore. Proprio come ha imparato a ripetere le poesie a memoria, così si comporta con la morale. Se un uomo è sincero con se stesso deve ammettere che anche gli adulti, come i bambini, sono privi di morale. La nostra morale è del tutto teorica e automatica. Al bambino si insegna così: “Se qualcuno ti porge la mano, devi comportarti in questo modo”. Tutto ciò è puramente meccanico. In “questo” caso devi fare “quello”. E le cose, una volta fissate, non cambiano più. L’adulto non è diverso. Se qualcuno gli pesta un callo, reagisce sempre allo stesso modo. Gli adulti sono come i bambini e i bambini sono come gli adulti: entrambi reagiscono.”

(G.I. Gurdjieff )

“Molta gente pensa che la vita dell’umanità non si svolge come dovrebbe, ed essa inventa ogni sorta di teorie destinate a rinnovarla completamente. Ma non appena vien fuori una teoria, un’altra le si oppone. Ciascun fautore di una teoria pretende raccogliere tutti i suffragi. La vita, ben inteso, non per questo cambia il suo corso, ma la gente continua a credere alle proprie teorie, o a quelle che ha adottato e continua a credere che sia veramente possibile fare qualcosa. E tutte queste teorie sono completamente fantastiche, soprattutto perchè esse non tengono in alcun conto ciò che è più importante, ossia la parte molto secondaria che spetta all’umanità ed alla vita organica, nel processo cosmico. Le teorie intellettuali pongono l’uomo al centro di tutto. Come se tutto non esistesse che per lui: il sole, le stelle, la luna, la terra! Esse arrivano a dimenticare persino la misura dell’uomo, la sua nullità, la sua esistenza effimera. Ed esse asseriscono che un uomo può, se lo vuole, cambiare tutta la sua vita, cioè organizzarla su principi razionali. Vediamo così apparire contiuamente nuove teorie che suscitano teorie opposte ed esse tutte assieme, con i loro conflitti incessanti, costituiscono senza alcun dubbio una delle forze che mantengono l’umanità nella condizione in cui si trova attualmente. Nella situazione attuale dell’umanità, nulla denota un’evoluzione. Al contrario, paragonando l’umanità a un uomo, vediamo chiaramente il crescere della personalità a spese dell’essenza, vale a dire la crescita dell’artificiale, dell’irreale, di ciò che non ci appartiene, a spese del naturale, del reale, di ciò che è veramente nostro. D’altronde tutte queste teorie “umanitarie” e di “eguaglianza” non soltanto sono irrealizzabili, ma sarebbero fatali se si realizzassero. Tutto, nella natura, ha il suo scopo e il suo senso, la diseguaglianza tra gli uomini così come la loro sofferenza. Distruggere la diseguaglianza porterebbe a distruggere ogni possibilità di evoluzione. Distruggere la sofferenza equivarrebbe per prima cosa a distruggere tutta una serie di percezioni per le quali l’uomo esiste, e in seguito a distruggere lo “choc”, cioè la sola forza che possa cambiare la situazione.”

(G.I. Gurdjieff)

“La maggior parte di noi è nata pigra e l’osservazione, al di là delle necessità della vita, è sempre stata uno sforzo volontario troppo grande. Ne risulta che viviamo in un mondo in cui le nostre conoscenze superano di poco quelle di un cane o di un gatto; abbiamo familiarità con alcune cose in virtù di una lunga associazione; ne conosciamo molte in modo superficiale; ma, per quanto concerne la nostra osservazione scientifica di queste cose, non possiamo nemmeno essere definiti curiosi. Proprio come in un sogno, diamo per scontato le cose più stupefacenti della vita. Circondati da miriadi di oggetti misteriosi, a malapena osserviamo il loro involucro esterno, Tra le centinaia di meraviglie che scorgiamo ogni giorno, pochi saprebbero ricordarne chiaramente più di una.”

(A.R. Orage)

“Questa è la prima cosa che bisogna capire: tutto accade. L’illusione suprema dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutto ciò che sopravviene nella vita di un uomo, tutto ciò che si fa attraverso di lui, tutto ciò che viene da lui, semplicemente accade. E questo capita allo stesso modo come la pioggia cade perchè la temperatura si è modificata nelle regioni superiori dell’atmosfera, come la neve fonde sotto i raggi del sole, come la polvere si solleva con il vento. L’uomo è una macchina. Tutto quello che fa, tutte le sue azioni, le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze esteriori, di impressioni esteriori. Di per se un uomo non può produrre un solo pensiero, una sola azione. Tutto quello che dice, fa, pensa, sente… accade. È precisamente nelle manifestazioni incoscienti e involontarie che sta tutto il male. Le macchine sono obbligatoriamente cieche e incoscienti, non possono essere altrimenti. L’attività incosciente di milioni di macchine deve necessariamente concludersi in sterminio e rovina. Occorre capire che il controllo delle cose esteriori comincia con il controllo delle cose dentro di noi, con il controllo di noi stessi. Un uomo che non può controllare se stesso, ossia il corso delle cose dentro di sè, non può controllare niente. Non esiste la possibilità di un’evoluzione meccanica. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza. E la “coscienza” non può evolvere inconsciamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, e la “volontà” non può evolversi involontariamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione del suo potere di fare, e “fare” non può essere il risultato di ciò che “accade”.”

(G.I. Gurdjieff)

“Se l’uomo potesse comprendere tutto l’orrore della vita delle persone ordinarie che girano in tondo in un cerchio di interessi e di scopi insignificanti, se potesse comprendere ciò che perdono, comprenderebbe che non vi può essere che una sola cosa seria per lui: sfuggire alla legge generale, essere libero. Per un uomo in prigione e condannato a morte, cosa può esservi di serio? Solo una cosa: come salvarsi, come fuggire. Nient’altro è serio.”

(G.I. Gurdjieff)

“Se le persone indagassero le reali motivazioni delle loro azioni, scoprirebbero che la maggior parte delle cose che fanno o rincorrono sono per lo più inutili.”

(Maurice NIcoll)

“Il risveglio di un uomo ha inizio dall’istante in cui si rende contro che non va da nessuna parte e che non sa dove andare. Svegliarsi significa realizzare la propria nullità, cioè realizzare la propria meccanicità, completa e assoluta, e la propria impotenza, non meno completa, non meno assoluta. E non è sufficiente comprendere queste cose filosoficamente, a parole. Bisogna rendersene conto attraverso fatti semplici, chiari, concreti, fatti che ci concernono. Quando un uomo comincia a conoscersi un po’, vede in se stesso delle cose che lo fanno inorridire. Fintanto che un uomo non si fa orrore, non sa niente di se stesso. Quando comincia a conoscere se stesso, vede che non possiede niente, tutto ciò che ha considerato come suo, le sue idee, i suoi pensieri, le sue convinzioni, le sue tendenze, le sue abitudini, le sue stesse colpe e i suoi vizi, niente di tutto questo gli appartiene: tutto si è formato per imitazione, oppure è stato copiato da qualche parte, tale e quale. L’uomo che sente tutto ciò, sente la sua nullità; sentendo la sua nullità, l’uomo si vedrà come egli è in realtà, non per un secondo, non per un momento, ma costantemente, senza dimenticarlo mai più. Se gli uomini potessero veramente rendersi conto della loro reale situazione, se potessero comprenderne tutto l’orrore, sarebbero incapaci di rimanere tali quali sono, anche per un solo secondo. Comincerebbero subito a cercare una via d’uscita, e la troverebbero molto rapidamente, perchè vi è una via d’uscita; ma gli uomini non riescono a vederla, per la semplice ragione che sono ipnotizzati. “Svegliarsi” per l’uomo, significa essere disipnotizzato.”

(P.D. Ouspensky)

“La morale e la coscienza sono cose ben differenti: una coscienza non può mai contraddire un’altra coscienza, mentre una morale può sempre contraddire e negare un’altra morale. Le morali si distruggono reciprocamente. Di solito, ciò è inevitabile. Più un uomo è “morale”, più egli considera “immorali” gli altri uomini che sono “morali” in modo differente. Per conseguenza gli uomini si sbranano e si massacrano fra di loro per “servire il bene”. La ragione è sempre la stessa: la loro ignoranza e il profondo sonno nel quale vivono. Ciò è talmente evidente che sembra strano che le persone non ci pensino. In ogni caso, resta il fatto che non possono arrivare a questa convinzione, e ognuno considera il “suo bene” come il solo bene, e tutto il resto come il male. Sarebbe ingenuo e perfettamente vano nutrire la speranza che gli uomini possano giungere a comprendere e sviluppare in loro un’idea generale e identica del bene.”

(G.I. Gurdjieff)

“All’inizio un uomo deve semplicemente comprendere che è schiavo, senza necessità, di mille piccole leggi fastidiose che altri uomini hanno creato per lui o che si è creato da solo. Ma, non appena cercherà di liberarsene, si accorgerà di non potere. Lunghi e persistenti sforzi in questa direzione lo convinceranno della propria schiavitù. Le leggi alle quali l’uomo è soggetto non possono essere studiate che lottando contro di esse e sforzandosi di liberarsene. Ma occorre una grande conoscenza per liberarsi di una legge, senza crearsene un’altra in sostituzione.”

(P.D. Ouspensky)

“Le masse non si preoccupano della conoscenza, non vogliono saperne, e i loro capi politici, nel proprio interesse, non lavorano che a rafforzarne l’avversione, la paura del nuovo e dell’ignoto. La schiavitù nella quale vive l’umanità è basata su questa paura. È persino difficile immaginarne tutto l’orrore. La gente non comprende il valore di ciò che perde. Ma per capire la causa di tale schiavitù basta osservare come vivono le persone, ciò che costituisce lo scopo della loro esistenza, l’oggetto dei loro desideri, delle loro passioni e aspirazioni, a che pensano, di cosa parlano, cosa servono e adorano. Se si riflette un momento intorno a questi fatti, diventa chiaro che l’umanità, così com’è ora, con gli interessi di cui vive, non può aspettarsi niente di diverso da ciò che ha. Coloro che possiedono la conoscenza fanno tutto ciò che possono per trasmetterla e comunicarla al più gran numero possibile di uomini, per aiutarli ad avvicinarsi ad essa e renderli capaci di prepararsi a ricevere la verità. Ma la conoscenza non può essere data con la forza a coloro che non la vogliono. Colui che desidera la conoscenza deve fare egli stesso gli sforzi iniziali per trovarne la sorgente, per avvicinarla, servendosi delle indicazioni date a tutti, ma che generalmente la gente non desidera vedere, né riconoscere. La conoscenza non può venire agli uomini senza che essi facciano degli sforzi.”

(P.D. Ouspensky – Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto)

“La civiltà contemporanea vuole degli automi. E le persone sono certamente sul punto di perdere le proprie abitudini di indipendenza, diventando sempre più simili ad automi, a pezzi di macchine. Non è possibile dire come finirà tutto questo né come uscirne, e neppure se ci sarà una fine o un’uscita. Una sola cosa è certa, ed è che la schiavitù dell’uomo non fa che aumentare. L’uomo sta diventando uno schiavo volontario. Non ha più bisogno di catene: incomincia ad amare la sua schiavitù, a esserne fiero. E nulla di più terribile potrebbe accadere ad un uomo.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo non vede il mondo reale. Il mondo reale gli è nascosto dal muro della sua immaginazione. Egli vive nel sonno. Dorme. Tutto ciò che gli uomini dicono, tutto ciò che fanno, lo dicono e lo fanno nel sonno. Niente di ciò può quindi avere il minimo valore. Solo il risveglio e ciò che conduce al risveglio ha un reale valore.”

(P.D. Ouspensky)

“Dovete capire che le persone che conoscete vivono nei loro sogni e non hanno nessun nesso con la realtà. Chiunque abbia un contatto qualsiasi con la realtà viene definito “un idiota”. La parola idiota ha due significati: il significato vero che le fu attribuito dagli antichi saggi era “essere se stessi”. Un uomo che è se stesso sembra e si comporta come un matto per coloro che vivono nel mondo delle illusioni: sicchè quando chiamano idiota un uomo, intendono dire che egli non condivide le loro illusioni. Chiunque decida di lavorare su se stesso è un idiota in entrambi i sensi. I saggi sanno che egli è in cerca della realtà. I pazzi ritengono che abbia perduto il ben dell’intelletto. Si suppone che noi che siamo qui siamo in cerca della realtà, sicche saremmo tutti idioti: ma nessuno ti può far diventare idiota. Devi decidere da te.”

(G.I. Gurdjieff)

“La maggior parte della gente crede che non esista ciò che essa ignora, ed ironizza sulla possibilità che ciò esista. Un uomo è addormentato nei confronti di ciò che non comprende. Nessun uomo può rendersi conto di nulla o percepire l’esistenza di qualcosa che richieda uno stato mentale cosciente superiore. Questi fattori limitativi ordinari confinano il genere umano nel suo stato. Quando un uomo è dominato dal mondo dei sensi, dalla vita apparente, dai fatti, dai doveri e dagli attriti dell’esistenza quotidiana, l’insegnamento riguardante l’evoluzione interiore ad un livello superiore dell’Uomo sbiadisce nella sua mente e appare remoto ed irreale. L’esteriore soffoca l’interiore. L’uomo non vive al livello più elevato di se stesso. Un livello è lì ad attenderlo. L’uomo non è completo e può completarsi. Nulla di esteriore può completarlo, cioè condurlo al suo sviluppo più elevato. Egli deve convincersi che questa è la vera spiegazione del proprio esistere e la sua mente non deve chiudersi a questa possibilità, che è qualcosa di superiore. Ciò che è superiore è in lui; ma lui non lo sa, lo ignora. Quando si convince di questa possibilità allora ecco nascere in lui un senso nuovo. Una nuova nascita è possibile. Sono possibili altri livelli di pensiero, di sensazioni, di comprensione. Un Uomo Nuovo. In ogni uomo si nasconde un Uomo Nuovo. Si può cambiare solo con un consenso interiore che nasce da una percezione interiore, che avviene nel cuore e precede ogni tentativo, aprendo la via ad una nuova comprensione. Nessuno può essere cambiato con la violenza. Nulla di ciò che è realizzato nei nuovi progetti del mondo, nei regolamenti, nei sistemi sociali, nelle normative ed altro può cambiare un uomo dentro. Solo lui, risvegliatosi alla Verità e vedendo la Verità alla luce della Verità e non più alla luce dell’interesse personale e della convenienza, può cominciare a cambiare. L’uomo può cambiare soltanto per ciò che egli ha visto valido per sè e mai per ciò che gli viene detto.”

(Maurice Nicoll)

“Nel discorso della montagna Cristo conclude dicendo: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è in Cielo”. Chi è il Padre in Cielo? Dove si trova questo Cielo? Di certo i discepoli comprendevano perfettamente che il Cielo non era un luogo situato da qualche parte; essi capivano alla perfezione che il Cielo si trova in ognuno di noi. Ed esiste un Cielo che noi condividiamo, solo che ce ne autoescludiamo. Il Padre siamo noi stessi; è quella parte di noi che si trova nel mondo incondizionato: da quella siamo venuti. Dobbiamo plasmare le nostre vite secondo il disegno, il dharma, la nostra vera essenza. Dobbiamo accettare il dharma ed obbedire ad esso.”

(John G. Bennett)

“La verità soltanto ha il potere di placare la coscienza. Fino a quando un uomo non scopre se stesso non può vedere. La sincerità è la chiave per l’auto-conoscenza ed essere sinceri con se stessi reca grande sofferenza.”

(G.I. Gurdjieff)

L’Enneagramma poteva essere utilizzato per comprendere la relazione e la trasformazione dei tre nutrimenti (cibo, aria, impressioni) nel corpo umano, per la sua evoluzione e connessione con i corpi superiori.

10868236_765963696785778_1527964093784396573_n

“L’Enneagramma ritrae una serie di trasformazioni dall’inferiore al superiore, dal grossolano al raffinato. Ora, perchè l’inferiore possa trasformarsi nel superiore, è necessario che rimanga passivo. Cioè, deve lasciare che una influenza superiore agisca su di esso. Il cibo che mangiamo viene trasformato e ritrasformato infatti in sostanze sempre più elevate, sottomettendosi a sei stadi della digestione. La digestione è trasformazione. Il lavoro è trasformazione. E affinchè le influenze superiori del lavoro possano agire sull’uomo, egli deve, in un certo senso, diventare passivo e lasciare che esse agiscano su di lui. Può rendersi conto di non poter fare, ma deve anche capire che esiste una Mente Maggiore, poichè in caso contrario egli sarebbe preda della confusione. Ma per poter divenire passivo, ovvero capace di ascoltare e quindi di accettare, in primo luogo non deve attendersi di andare oltre quello che è il suo stadio. Egli non può rendersi uguale al lavoro, non può rendersi uguale alle forze che lo stanno trasformando. Se si riflette, si vede che deve esistere sempre qualcosa di superiore a ogni uomo, e perciò deve esistere anche un altissimo che rimane inottenibile.”

(Maurice Nicoll)

“Solamente attraverso la conoscenza di sè è possibile conoscere gli altri. Solamente vedendo, conoscendo e comprendendo ciò che sta in se stessi si può vedere, conoscere e comprendere ciò che sta nell’altra persona.”

(Maurice Nicoll)

“Il modo in cui prendiamo la vita rappresenta la nostra stessa vita; possiamo tuttavia iniziare a lavorare sul nostro modo di prenderla, questo significa lavorare su se stessi e sulle reazioni meccaniche verso tutto ciò che accade Perchè le nostre reazioni meccaniche alla vita siamo noi stessi e ciò che fa la nostra sfortuna o la nostra felicità in questa cosa chiamata “noi stessi” è l’apparato per vivere la vita che noi abbiamo creato, generandolo da mille cause dimenticate.”

(Maurice Nicoll)

“La vita esaurisce la gente. Le idee del Lavoro vi proteggono dalla vita e vi aiutano a creare più forza impedendo che la vita, la Luna vi “divori”. Impediscono che la vita vi trasformi in una macchina guidata dagli eventi esterni.”

(Maurice Nicoll)

“In ogni uomo c’è un aspetto centrale attorno al quale ruota tutto il resto. Si tratta in realtà della sua principale debolezza e spiega molto di quanto accade nella sua personalità. Un uomo parla troppo quando dovrebbe stare zitto, un altro rimane silenzioso pur dovendo parlare, e questo ribadisce che l’insegnamento in questo lavoro non può che essere individuale. La scoperta della propria debolezza principale e la lotta che si ingaggia con essa costituiscono una parte importante del lavoro, senonchè la “caratteristica principale” è così accuratamente protetta da “respingenti” che un uomo raramente riesce a scoprirla da solo. È perciò necessario che qualcuno gliene parli, ma non troppo precocemente, poichè questa può indurlo a rifiutare quanto gli viene detto. Negherebbe l’accusa, e tanto più vigoroso è il suo diniego, tanto più probabile è la corretteza della diagnosi.”

(Kenneth Walker – L’insegnamento di Gurdjieff)

“Nel mondo esistono due morali: l’una oggettiva, stabilita dalla vita da migliaia di anni, e l’altra soggettiva, propria tanto di singoli individui quanto di intere nazioni, imperi, famiglie, categorie sociali, ecc. La morale oggettiva nell’uomo diventa a poco a poco il principio costituitivo di ciò che è chiamato “coscienza”; e questa coscienza, a sua volta, sostiene la morale oggettiva. La morale oggettiva non cambia mai, può soltanto acquistare maggiore ampiezza col tempo. Quanto alla morale soggettiva, invenzione umana, essa è una concezione relativa, differente per ogni uomo, differente in ogni luogo, e fondata sulla comprensione particolare del bene e del male che prevale in una data epoca. Sono le convenzioni di cui siamo imbottiti che costituiscono la morale soggettiva. Se molti incidenti avvengono tra persone adulte, è perchè durante l’infanzia, nell’età in cui l’uomo futuro è ancora in via di formazione, si è riempita loro la testa di convenzioni diverse, impedendo così alla Natura di sviluppare progressivamente in loro la coscienza morale. Ma una vita vera esige la morale oggettiva, che può venire soltanto dalla coscienza. Se hai una vera coscienza, e se ad essa adegui la tua vita, dovunque tu sia, tutto andrà bene. Se sei imbevuto di concezioni relative, agirai e giudicherai gli altri sempre e dovunque secondo i modi di vedere e le nozioni convenzionali che avrai acquisiti. Devi imparare non a conformarti a ciò che le persone che ti stanno intorno considerano buono o cattivo, ma ad agire nella vita secondo ciò che ti detta la tua coscienza. Una coscienza liberamente sviluppatasi ne saprà sempre più di tutti i libri e di tutti i maestri messi insieme.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo è costituito da due parti: Essenza e Personalità. L’Essenza è ciò che è suo. La Personalità è ciò che gli è venuto dall’esterno, quello che ha appreso, quello che riflette; tutte le tracce di impressioni esteriori rimaste nella memoria e nelle sensazioni, tutte le parole e tutti i movimenti che gli sono stati insegnati, tutti i sentimenti creati dall’inflazione, tutto questo è “ciò che non è suo”, tutto questo è la Personalità. Ciò che è suo, ciò che gli è proprio, ossia la sua Essenza, si manifesta normalmente soltanto nei suoi istinti e nelle sue emozioni più semplici. L’elemento che, nell’uomo, “non è suo”, differisce da ciò che gli è “proprio” per il fatto che può essere perduto, alterato, tolto con dei mezzi artificiali. Gurdjieff aveva descritto vari modi in cui era possibile separare artificialmente l’una dall’altra, Personalità ed Essenza. Disse che nelle scuole esoteriche venivano usate a tale scopo droghe, ipnosi ed esercizi speciali. Vi erano ad esempio certi narcotici che possedevano la proprietà di far addormentare la Personalità per un certo tempo senza influire per nulla sull’Essenza, che poteva così manifestarsi liberamente. Il risultato di questo tipo di esperimenti poteva essere che un uomo solitamente pieno di idee, simpatie, antipatie e forti convinzioni, si rivelava completamnete indifferente nella sua Essenza a tutte queste cose. Idee per le quali prima sarebbe stato pronto a morire ora gli apparivano ridicole, e del tutto indegne della sua attenzione. Tutto ciò che egli mostrava dopo aver preso il narcotico erano certe tendenze istintive, come un desiderio di calore, una gioia infantile per i dolci e una forte avversione per qualsiasi forma di esercizio fisico. Il narcotico rivelava quanto era immatura la parte più vera di lui. Essendo l’Essenza la parte più vera di noi, è soltanto dall’Essenza che può nascere qualcosa di vero e di nuovo come un “Io” controllante e permanente. Accade talvolta che l’Essenza di un uomo muoia mentre la sua Personalità ed il suo corpo rimangono vivi. Una considerevole percentuale delle persone che vediamo nelle strade di una grande città sono interiormente vuote; in realtà, esse sono già morte. Per nostra fortuna non vediamo tutto questo e non ne sappiamo nulla. Se sapessimo quanti uomini sono già morti e quanto numerosi sono questi cadaveri che governano la nostra vita, lo spettacolo di questo orrore ci farebbe perdere la ragione. Infatti, molti uomini sono impazziti perché hanno intravisto questa realtà senza una preparazione sufficiente: così hanno visto ciò che non dovevano vedere. Per essere in grado di affrontare senza pericoli questa visione, bisogna essere sulla via.”

(Kenneth Walker – L’insegnamento di Gurdjieff)

“La gente finge di sapere qualsiasi cosa su Dio, sulla vita futura, l’universo, le origini dell’uomo, l’evoluzione; ma, in realtà, non sa nulla, neppure su se stessa. E ogni volta che uno parla di qualcosa che non sa come se la sapesse, mente. Bisogna imparare a dire la verità. Per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere che cos’è la verità e che cos’è la menzogna, soprattutto in se stessi. Ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la coscienza. Alla gente non piace sentirselo dire. Dicono che non abbiamo amore, solo perché non incoraggiamo la debolezza e l’ipocrisia ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere. Chi desidera la verità non parlerà mai di amore o di cristianesimo, perché sa quanto ne è lontano.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo s’illude di essere lui ad agire, a fare, a costruire, a decidere; non si rende conto di essere dominato, nelle sue scelte, da forze superiori; non vede che cosa lo induce a muoversi in un modo piuttosto che in un altro, a ripetere ciclicamente le stesse operazioni; non riconosce il suo grado di meccanicità, il suo stato di letargia, di autoipnosi, di automistificazione.”

(G.I. Gurdjieff)

“Le possibilità dell’uomo sono immense, ma nel sonno nulla può essere raggiunto. Nella coscienza di un uomo addormentato, le sue illusioni, i suoi “sogni”, si mescolano alla realtà. L’uomo vive in un mondo soggettivo al quale gli è impossibile sfuggire. Ecco perché non può mai fare uso di tutti i poteri che possiede e vive sempre soltanto in una piccola parte di sé stesso. Ma anche se l’uomo comprendesse nel modo più chiaro le sue possibilità, questo non lo farebbe progredire di un solo passo verso la loro realizzazione. Per essere in grado di realizzare queste possibilità, deve avere un desiderio di liberazione molto forte, deve essere pronto a sacrificare tutto, a rischiare tutto per la propria liberazione.”

(G.I. Gurdjieff)

“Prima di tutto bisogna comprendere che il sonno nel quale vive l’uomo non è un sonno normale, ma ipnotico. L’uomo è ipnotizzato e questo stato ipnotico è continuamente mantenuto e rinforzato in lui. Si potrebbe pensare che esistano delle forze per le quali sia utile e vantaggioso mantenere l’uomo in uno stato ipnotico, impedendogli di vedere la verità e di comprendere la sua condizione oggettiva.”

(G.I. Gurdjieff)

“La gente non sospetta nemmeno fino a che punto è dominata dalla paura. Molto spesso è la paura delle situazioni imbarazzanti, la paura di ciò che l’altro può pensare. In certi casi, questa paura diventa un’ossessione quasi maniacale. Bisogna che vi mettiate in testa, facendone una regola inderogabile, che non dovete far caso alle opinioni altrui. Dovete essere liberi dalla gente che vi circonda. Quando vi sarete liberati interiormente, sarete veramente liberi.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo non sa nulla, vive sotto comando, accetta tutte le influenze e vi crede. Crediamo a qualunque cosa senza discernimento. Non abbiamo nulla di nostro: tutto ciò che ci infiliamo in tasca non ci appartiene e dentro di noi non c’è niente. Abbiamo forse venti o trenta idee che abbiamo raccolto qua e là. Ci siamo dimenticati dove le abbiamo prese ma quando ci si presenta qualcosa che vagamente ce le ricorda, crediamo di capire. Ma non è che uno stampo nel cervello. Siamo davvero degli schiavi, e ai nostri pregiudizi facciamo fronte con altri pregiudizi.”

(G.I. Gurdjieff)

“Guardandoci indietro, ricordiamo sempre e soltanto i periodi difficili della nostra vita e mai quelli tranquilli. Questi ultimi non sono che sonno. I primi sono lotta, e quindi vita. L’uomo passivo serve l’involuzione, l’uomo attivo l’evoluzione. Bisogna scegliere. Ma c’è un principio: servendo l’una, potete sperare di far carriera; servendo l’altra, riceverete molto, ma senza prospettive per il futuro.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ogni razza, ogni nazione, ogni epoca, ogni paese, ogni classe e ogni professione possiedono un numero limitato di pose caratteristiche da cui non si discostano mai e che rappresentano lo stile particolare di quell’epoca, di quella razza o di quella professione. Ogni uomo, secondo il proprio carattere individuale, prende in prestito da quello stile un certo numero di pose che gli corrispondono e, di conseguenza, ogni individuo possiede un repertorio di pose estremamente limitato. Ogni uomo, come ha un determinato numero di pose motorie, ha un determinato numero di pose intellettuali ed emozionali. Che i nostri movimenti siano volontari è un’illusione; in realtà, sono automatici. E i nostri pensieri e sentimenti sono anch’essi automatici. Quelli che chiamiamo pensieri non sono pensieri. Non abbiamo pensieri: abbiamo varie etichette, alcune brevi, altre concise, altre lunghe, ma nient’altro che etichette. Queste etichette vengono trasferite da un posto all’altro. Per osservarsi occorrono molte cose. Prima di tutto, la sincerità verso se stessi. È una cosa molto difficile: l’uomo ha paura di vedere il male. Se per caso guardandosi dentro profondamente, vede il male che ha in sè, allora scopre la propria nullità. Abbiamo l’abitudine di allontanare i pensieri che ci riguardano perchè temiamo i rimorsi di coscienza. La sincerità è una chiave per aprire le porte attraverso cui una parte di noi stessi può osservarne un’altra. Tramite la sincerità, l’uomo può guardare le cose in faccia e vederle. La sincerità verso se stessi è molto difficile, perchè sull’essenza si è formata una crosta molto spessa. Ogni anno l’uomo indossa nuovi vestiti, si mette sul viso un’altra maschera. Poco alla volta bisogna levarsi tutto quanto, liberarsi, mettersi a nudo. Finchè l’uomo non si espone alla luce, non può vedersi.”

(G.I. Gurdjieff)

“In realtà l’uomo non è capace della sia pur minima azione indipendente o spontanea. Tutto è soltanto e unicamente il risultato di influenze esteriori. Dobbiamo lottare per liberarci, se vogliamo lottare per conoscerci. Senza lotta non ci sono progressi nè risultati. Ogni volta che si rompe un’abitudine, nella macchina si verifica un cambiamento. Conoscere e sviluppare se stessi costituiscono un impegno così importante e così serio, cui bisogna dedicare uno sforzo così intenso, che assumerselo nel modo solito, in mezzo a tutte le altre cose, è impossibile. L’uomo che si assume questo impegno deve metterlo al primo posto nella propria vita, perché la vita non è così lunga da poterla sprecare in cose inutili. L’uomo che dorme non può “fare”. In esso tutto si fa nel sonno. Innanzitutto egli deve svegliarsi. Una volta sveglio, si accorgerà che, così com’è, non può “fare”. Dovrà morire volontariamente. Se muore potrà nascere. Ma l’essere appena nato dovrà crescere e imparare. Quando sarà cresciuto e avrà imparato, allora potrà “fare”.”

(G.I. Gurdjieff)

“La legge dell’unità è grande, abbraccia tutto. Nell’universo tutto è uno; ci sono solo differenze di scala. Nell’infinitamente piccolo, troviamo le stesse leggi dell’infinitamente grande. Come in alto, così in basso. Siamo arrivati al ciglio di quell’abisso che l’intelligenza ordinaria dell’uomo non può mai valicare. Senti come le parole diventano inutili e superflue? Senti come la ragione, da sola, è impotente? Ci siamo avvicinati al Principio di tutti i Princìpi. Non basta concepirlo con l’intelletto, ma si deve sentire con tutto l’essere l’esattezza assoluta e l’infallibilità di tale verità; soltanto allora si potrà dire coscientemente e con piena convinzione: io so. È la comprensione ciò che è necessaria, altrimenti si può discutere per anni sul problema più elementare senza mai arrivare a nessuna conclusione. Le speculazioni, le supposizioni, le ipotesi, non esistono per chi possiede tale Conoscenza. La ragione ordinaria non consente all’uomo di appropriarsi della Conoscenza facendone un suo bene inalienabile. Eppure per l’uomo tale possibilità esiste davvero: prima, però, deve scrollarsi la polvere di dosso, prima di avere le ali con cui volare tanto in alto egli deve fare un lavoro gigantesco e compiere immani sforzi. È certamente molto più facile abbandonarsi alla corrente e lasciarsi portare di ottava in ottava, ma è una strada infinitamente più lunga rispetto a quella di volere e di fare da sè. Poichè al mondo tutto è uno, tutto è uguale davanti alle leggi, e di conseguenza, mediante uno studio completo e appropriato, si può acquisire la Conoscenza a partire da un problema qualsiasi, purchè si sappia come “imparare”. Ciò che è più vicino a noi è l’uomo, e tra tutti gli uomini, il più vicino a te sei tu stesso. Comincia a studiare te stesso; ricorda il detto “Conosci te stesso.” Il cammino è difficile e la salita sempre più ardua, ma anche le forze man mano si moltiplicano. L’uomo si tempra, e a ogni passo scopre orizzonti sempre più vasti.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il sapere e la comprensione sono due cose completamente differenti. Soltanto la comprensione può portare all’essere. Il sapere di per sé stesso non ha che una presenza passeggera: un nuovo sapere caccia via il precedente, e, in fin dei conti, non è altro che del nulla versato nel vuoto.”

(G.I. Gurdjieff)

“Fintanto che un uomo è in un sonno profondo, interamente sommerso dai suoi sogni, non può neppure pensare di essere addormentato. Se potesse pensare di essere addormentato, si sveglierebbe. E così vanno le cose, senza che gli uomini abbiano la minima idea di tutto quel che perdono a causa del loro sonno. L’uomo, così come la natura lo ha creato, può diventare un essere cosciente di sé. Creato a questo scopo, nasce per questo scopo. Ma egli nasce fra gente addormentata e, naturalmente, cade a sua volta in un sonno profondo, proprio nel momento in cui dovrebbe incominciare a prendere coscienza di sé. Ogni cosa vi ha parte: l’involontaria imitazione degli adulti da parte del bambino, le suggestioni volontarie o involontarie e la cosiddetta “educazione”. Ogni tentativo di risveglio da parte del bambino è stroncato sul nascere. È inevitabile. Quanti sforzi più tardi per svegliarsi! E di quanto aiuto si avrà bisogno allorquando migliaia di abitudini, che spingono al sonno, saranno state accumulate. È rarissimo potersene liberare. Nella maggior parte dei casi, fin dalla prima infanzia, l’uomo ha già perso la possibilità di svegliarsi; egli vive tutta la sua vita nel sonno e muore nel sonno. Inoltre, molta gente muore assai prima della morte fisica.”

(P.D. Ouspensky)

“Al di fuori delle agitazioni della vita esiste qualcos’altro che dovrebbe essere lo scopo e l’ideale di ogni uomo più o meno capace di pensare, e questo “altro” soltanto può rendere l’uomo veramente felice e offrirgli dei valori reali, invece di quei “beni” illusori che, nella vita comune, gli vengono prodigati sempre e dovunque.”

(G.I. Gurdjieff)

sito2

Il sistema di Gurdjieff inizia con l’osservazione scientifica neutrale di se stessi, con l’esame
del proprio corpo in modo scientifico: inizialmente, basandosi sul centro fisico; più tardi facendo osservazioni sul centro mentale e sul centro emotivo.

”Il corpo è l’unico strumento col quale lavorare.  Fatene un buono strumento. Non tollerate che sia esso a controllarvi. I nostri corpi sono dei ‘fertilizzanti’ per l’anima.”

Come in ogni tradizione, anche nell’insegnamento di Gurdjieff l’idea di base è quella dell’identità fra il microcosmo ed il macrocosmo: l’uomo è l’immagine dell’universo e segue le stesse leggi. A fondamento della manifestazione vi sono due leggi cosmiche universali: la Legge del Tre (Triade) e la Legge del Sette (Ottava). La prima legge postula come ogni fenomeno risulti dall’incontro di tre differenti forze: il pensiero scientifico osserva invece solo la presenza di due forze (positivo e negativo magnetici; cellula maschio e femmina, ecc.), ma è ignaro della terza.
Gurdjieff chiama queste forze:

  • Santa-Affermazione
  • Santa-Negazione
  • Santa-Riconciliazione,
  • oppure
  • Forza attiva o positiva
  • Forza passiva o negativa
  • Forza neutralizzante.

Le tre forze sono osservabili all’esterno ed all’interno di noi, ma non è affatto facile riconoscerle, specialmente la terza forza. In termini più ordinari si potrebbe parlare anche d’impulso, resistenza e conciliazione. Le triadi si succedono in catene in cui “il maggiore si fonde con il minore per realizzare il medio e così diviene o maggiore per il precedente minore o minore per il successivo maggiore”.

La Legge del Sette, invece, fornisce la sistematizzazione del corso dei movimenti di una forza nello svolgere il processo di completamento di un qualsiasi fenomeno: lo sviluppo della frequenza delle vibrazioni, ascendente o discendente, della forza passa attraverso sette gradi, fasi o “note” disposte lungo una scala armonica, con due prevedibili punti di stallo (proprio dove mancano i semitoni tra mi-fa-si-do nella scala maggiore mi, re, do, si, la, sol, fa, mi). Questa legge si può chiamare “legge della discontinuità delle vibrazioni”.
Nell’universo tutto è vibrazione, ma in ogni scala di trasmissione di queste, ci sono sempre due punti dove le vibrazioni rallentano e richiedono uno shock esterno per continuare nella stessa direzione.

Senza shock esterno il percorso deraglia e cambia traiettoria: questo accade all’inizio (mi-fa) ed alla fine (si-do) dell’ottava. In tal modo si spiegano, per esempio, il rilassamento dello sforzo e le deviazioni dallo scopo originale in ogni impresa umana: una stessa perversa transizione porta dal Sermone della Montagna all’Inquisizione – dalla ‘libertà, fratellanza ed uguaglianza’ rivoluzionarie, a Napoleone e a Stalin ed ancora dallo sbarco degli alleati anglo-americani e francesi (marocchini) del 1944 ad Anzio, agli stupri efferati perpetrati da quest’ultimi ai danni della popolazione della Ciociaria.

Se “ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, anche questa legge si applica sia all’esterno che all’interno di noi: sul piano cosmico l’ottava discendente del cosiddetto “Raggio di Creazione”, che dall’Assoluto porta allo sviluppo progressivo dei mondi, colma il primo intervallo do-si con il’Fiat’ divino ed il secondo, fa-mi con la funzione della vita organica sulla Terra, vero e proprio organo di percezione del pianeta; analogamente sul piano della realizzazione umana, l’ottava ascendente che conduce l’uomo dal sonno meccanico all’essere reale, colma i due intervalli con lo sforzo consapevole e la sofferenza volontaria proposti dal Lavoro.

Nello spazio compreso fra queste due ottave è racchiuso il destino dell’uomo: essere una pedina nell’ottava discendente, svolgere passivamente il proprio ruolo di trasformatore d’energia, con tutte le creature viventi ed essere riassorbito a suo tempo nel substrato indifferenziato come parte dell’ecologia cosmica; oppure entrare di forza nell’ottava ascendente, partecipare ad un compito più alto, essere attivo.

“Nell’universo tutto è materiale e per questo motivo la Grande conoscenza è più materialista del materialismo.”

In questo modo il cerchio si chiude, niente è casuale in questo sistema in cui ognuno può scegliere se seguire la corrente generale, manifestando un’esistenza semiconscia e generando un grado d’energie rudimentali che sono usate dal cosmo ad un solo livello; o invece, cercare di “essere”, di evolversi consapevolmente e, applicando il principio “alchemico” della separazione dello ‘spesso dal sottile’, muoversi verso la capacità di ricevere e generare energie più raffinate, svolgendo un servizio più alto per le forze della creazione. In entrambi i casi niente è sprecato: tutto in natura è “cibo” per qualcosa; tutto è utilizzato.”

“Ogni volta che c’è un elemento attivo, c’è un elemento passivo. Se lei crede in Dio, crede anche al Diavolo. Che siate buoni o cattivi, non ha alcun valore. Ciò che ha valore è il conflitto tra i due opposti. Soltanto quando comincerete a lavorare, il vostro bene e il vostro male cominceranno ad esistere. Diventate voi stessi, poi Dio e il Diavolo non avranno più alcuna importanza.”

(G.I. Gurdjieff)

“Una percentuale considerevole della gente che incontriamo per via è vuota dentro, cioè, in realtà è già morta. È una fortuna per noi che non lo vediamo e non lo sappiamo. Se sapessimo quante di queste persone sono in realtà morte e quante di queste persone morte governano le nostre vite, impazziremmo dall’orrore.”

(G.I. Gurdjieff)

“Raramente vediamo ciò che guardiamo. Se lei ha sentito parlare di qualcuno prima di conoscerlo, se ne fa un’immagine, e se questa immagine ha qualche somiglianza con l’originale, è l’immagine che viene fotografata, non la realtà. L’uomo è una personalità piena di pregiudizi.”

(G.I. Gurdjieff)

“In genere l’uomo ha soltanto desideri, e ciò che chiamiamo una volontà forte o debole non è altro che la permanenza più o meno forte dei nostri desideri. La volontà autentica è un potere derivato non tanto dai vari desideri, di regola contraddittori, appartenenti ai diversi “io”, ma derivato dalla coscienza e governato da un io unico e permanente. Soltanto questa volontà agisce e trasforma; può essere definita libera, perché è indipendente dal caso e non può essere modificata o diretta dall’esterno.”

(G.I. Gurdjieff)

“Le persone sono divise in tre categorie: le persone morte, quelle addormentate, e quelle che iniziano a svegliarsi. I morti sono morti, non possono svegliarsi. Quelli che dormono hanno almeno una possibilità teorica di svegliarsi se le circostanze sono favorevoli. Ma nell’esistenza, le persone che dormono cadono facilmente sotto l’influenza delle persone morte; paragonate alle persone che dormono, esse sono molto forti, perchè non hanno alcuna coscienza nè vergogna. E cosa rende deboli le persone ordinarie? La coscienza e la vergogna. Le persone morte esercitano un’influenza straordinaria sulle persone addormentate. Queste non possono resistere. Le ammirano così tanto che vorrebbero essere come loro.”

(P.D. Ouspensky)

“Viviamo in un mondo completamente irreale, fittizio, discutiamo idee inesistenti, inseguiamo scopi inesistenti, inventiamo ogni cosa, persino noi stessi. È impossibile anche soltanto immaginare un uomo libero dalle suggestioni, che realmente pensi, senta e si comporti come egli stesso può pensare sentire e comportarsi. L’educazione ricevuta a casa, la famiglia, le sorelle e i fratelli più anziani, i genitori, i parenti, i domestici, gli amici, la scuola, i giochi, le letture, il teatro, i giornali, le conversazioni, l’educazione più avanzata, il lavoro, le donne (o gli uomini), la moda, l’arte, la musica, il cinema, lo sport, il gergo di un determinato circolo, il tipo di umorismo, i divertimenti obbligatori, i gusti e i tabù obbligatori – tutte queste e molte altre cose rappresentano una sorgente di suggestioni sempre nuove. Tutte queste suggestioni sono invariabilmente duali, cioè creano simultaneamente ciò che deve essere mostrato e ciò che deve essere nascosto. Nei suoi credo, nel suo modo di vedere le cose, nelle sue convinzioni, nelle sue idee, nei suoi sentimenti, nei suoi gusti, in ciò che gli piace o non gli piace, in ogni movimento e in ogni pensiero, un uomo è costretto da migliaia di suggestioni, alle quali si sottomette, anche senza notarle, autosuggestionandosi per convincersi di sentire e pensare a modo suo. Questa sottomissione a influenze esterne permea sin a tal punto l’intera esistenza di un uomo, e la sua suggestionabilità è così grande, che il suo stato ordinario può essere definito semi-ipnotico; in certe situazioni la suggestionabilità può aumentare fino a portare un uomo alla completa perdita di qualsiasi decisione o scelta indipendente.”

(P.D. Ouspensky)

“La vita interiore della società moderna, i suoi gusti e i suoi interessi, sono pieni di tratti barbari. L’uomo vive nella soddisfazione dei propri appetiti, nelle paure, nella lotta, nella vanità, nelle distrazioni e nei divertimenti, in stupidi sport, in giochi d’abilità e di fortuna, nell’avidità del guadagno, nella sensualità, nel monotono lavoro quotidiano, nelle preoccupazioni e nelle ansietà del giorno, e più di ogni altra cosa nell’obbedienza e nell’apprezzamento dell’obbedienza, poichè non vi è nulla che piaccia all’uomo medio più dell’obbedire; se egli cessa di obbedire ad una forza, immediatamente inizia ad obbedire ad un’altra. Egli è infinitamente lontano da qualunque cosa che non sia connessa direttamente con gli interessi o le preoccupazioni del giorno, da ogni cosa che stia un po’ al di sopra del livello materiale della sua vita. Se non chiudiamo gli occhi a tutto questo, capiremo che non possiamo, al meglio, chiamarci altro che barbari civilizzati, cioè barbari che posseggono un certo grado di cultura. Il selvaggio uccideva il proprio nemico con una clava. L’uomo colto ha a sua disposizione ogni sorta di apparato tecnico, esplosivi di terribile potenza, elettricità, aeroplani, sottomarini, gas venefici e così via. Tutti questi mezzi e congegni di distruzione e di sterminio non sono altro che forme evolute della clava.”

(P.D. Ouspensky – Un Nuovo Modello dell’Universo)

“In verità che cos’è l’infinito, in che modo la mente normale se lo rappresenta? È l’unica realtà e nello stesso tempo è l’abisso, è il pozzo senza fondo dentro il quale precipita la mente dopo essersi sollevata fino ad altezze a cui non è avvezza. Supponiamo per un momento che una persona cominci ad avvertire l’infinito in tutto, ogni pensiero, ogni idea lo portano a rendersi conto dell’infinito. Questo accadrà inevitabilmente a una persona che è sul punto di capire un ordine superiore della realtà. Ma in circostanze del genere che cosa avvertirà questa persona? Percepirà un precipizio, un abisso, dovunque guardi; e proverà davvero un orrore incredibile, paura e tristezza, finchè questa paura e questa tristezza non si trasformeranno nella gioia della percezione di una nuova realtà. Prima di tutto percepirà che il suo vecchio mondo, il suo comodo e consueto mondo, quello in cui nacque, quello a cui si è assuefatto e che esso immagina l’unico vero, sta andando in rovina e cade tutto a pezzi. Ogni cosa che prima sembrava vera, diventa falsa, ingannevole, fantastica, irreale. L’impressione dell’irrealtà di tutto il suo ambiente sarà fortissima. Questo senso dell’infinito è la prima e più terribile prova prima dell’iniziazione. Non esiste niente! Una piccola miserabile anima si sente sospesa in un vuoto infinito. Poi anche questo vuoto sparisce. Non esiste niente, c’è solo l’infinito.”

(P.D. Ouspensky – Tertium Organum)

“Immaginiamo una persona seduta in una normale sala cinematografica. Immaginiamo che essa non sappia niente di come è costruita la sala, niente dell’esistenza del proiettore che sta alle sue spalle, nè della piccola figura trasparente sulla pellicola in movimento. Immaginiamo che voglia studiare il funzionamento del cinema e cominci a esaminare quello che passa sullo schermo, a prendere appunti, a fare fotografie, a osservare l’ordine, a calcolare, a fare ipotesi e così via. Fin dove arriverà? Evidentemente a niente del tutto, a meno che non giri le spalle allo schermo e incominci a indagare sul motivo per cui appaiono le figure su di esso. La causa sta tutta nel proiettore (ciò nella coscienza) e nelle pellicole di immagini in movimento (nella psiche), queste bisogna studiare se si vuole capire il “cinema”.”

(P.D. Ouspensky – Tertium Organum)

“Nella nostra epoca il matrimonio, così come noi lo conosciamo, è solo un rapporto sessuale legalizzato; e poichè la maggioranza delle persone – uomini e donne – è motivata sessualmente e quindi ha bisogno di varietà, rapporti di siffatta natura raramente durano e di solito finiscono con un divorzio. Perlopiù i rapporti – legali o meno – sono semplicemente quelli tra un uomo e il suo “fazzoletto”. Questo è molto comodo; se l’uomo sente il bisogno o il desiderio improvviso di soffiarsi il naso, ha sempre il suo fazzoletto a portata di mano. E dopo essersi soffiato il naso, non deve portarsi in tasca l’escrezione; questa “donna-fazzoletto” sa camminare da sola! Molto, molto conveniente per l’uomo moderno, che ha bisogno di soffiarsi il naso molto spesso; è il suo passatempo preferito!”

(G.I. Gurdjieff)

“Gli uomini ripetono sempre gli stessi errori. All’inizio non si rendono conto di muoversi in circolo e se vengono a conoscenza di una simile idea, si rifiutano di crederci. Poi, se cominciano a intuirne la verità e ad accettarla, pensano che questo solo sia sufficiente: sono assolutamente convinti di sapere ormai tutto quel che c’è da sapere, e di poter cambiare ogni cosa. E allora trovano subito qualche ciarlatano che li assicura che tutto è facile e semplicissimo. Questa è la peggiore delle illusioni. In questo modo gli uomini perdono le possibilità acquisite sopportando molte sofferenze e a volte grandi sforzi.

Tu non puoi cambiare niente, e niente cambierà da sè. Per cambiare qualcosa devi prima cambiare te stesso. E questo è molto più difficile di quanto tu non creda. Richiede sforzi costanti per un tempo molto lungo, e anche molta conoscenza. Un uomo comune può continuare a girare sulla ruota senza che gli accada nulla fino al giorno in cui finalmente scompare. Per cambiare bisogna sapere, e per sapere bisogna imparare; e, per imparare, bisogna fare sacrifici. Non si ottiene niente senza sacrificio. Devi comprendere che da solo non puoi cambiare nulla e che devi cercare aiuto. E devi capirlo a fondo, perchè comprenderlo oggi e dimenticarlo domani non è sufficiente; bisogna vivere con questa comprensione.”

(P.D. Ouspensky – La Strana Vita di Ivan Osokin)

“La caratteristica principale della nostra esistenza è che noi siamo molti, e non uno solo. Poichè l’uomo non è del tutto cosciente di sè, non è nemmeno consapevole dei molti desideri contraddittori, credenze, sentimenti e pregiudizi che lo fanno oscillare da un istante all’altro; egli non ha un “centro di gravità” e in mancanza di questo è incapace di tenersi fermo ad una meta stabilita per un tempo di qualsivoglia durata. Sebbene possa credere di esser lui a dare una direzione alla propria vita, l’uomo è in realtà sballottato da un desiderio all’altro da un insieme di influssi esterni. L’uomo può superare questo stato solo divenendo consapevole dei suoi molteplici “io” e cercando di sviluppare il suo vero “sè” arrestando la manifestazione dei sentimenti negativi, l’identificazione, la menzogna, e gli altri elementi della falsa personalità.”

(P.D. Ouspensky)

“L’uomo qual è, non è un soggetto autentico; è un’imitazione di qualcosa e per giunta una pessima imitazione. Per diventare un essere differente, l’uomo deve desiderarlo moltissimo e per lungo tempo. Un desiderio passeggero o vago, nato da una insoddisfazione riguardo alle condizioni esteriori, non potrà generare un impulso sufficiente. Lo sviluppo non può fondarsi su una menzogna o su un inganno. L’uomo deve acquisire delle qualità che crede già di possedere, ma sulle quali si fa delle illusioni. Egli deve sapere ciò che gli è proprio e ciò che non lo è, poichè fino a quando s’immaginerà di possedere queste qualità, non farà gli sforzi necessari per acquisirle, così come un uomo non acquisterà mai degli oggetti preziosi, nè sarà disposto a pagarli a prezzo elevato, se crede già di possederli. […] Noi non possiamo sapere se quest’opera è possibile. Non vi dobbiamo rinunciare, sebbene nulla provi che essa ci affrancherà dalle tenebre. Non esiste nient’altro e quindi dobbiamo aggrapparci tutti a quest’unico appiglio.”

(P.D. Ouspensky – L’Evoluzione Interiore dell’Uomo)

“Tratto caratteristico dell’uomo raffinato è la sua capacità di recitare alla perfezione qualsiasi parte voglia nella sua vita esteriore, mentre interiormente si mantiene libero.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo, quale noi lo conosciamo, non è un essere compiuto. La natura lo sviluppa fino a un certo punto, quindi lo abbandona a se stesso e lascia che egli continui a svilupparsi con i suoi propri sforzi e di sua propria iniziativa, oppure che viva e muoia così come è nato, o che degeneri e perda la sua capacità di sviluppo. È molto difficile persuadere un uomo del fatto che egli non è cosciente e non lo può divenire quando gli pare. Ed è particolarmente difficile, in quanto la natura gli gioca in questo caso “un brutto tiro”. La crescita dell’essenza può in pratica fermarsi a un’età molto tenera, con il risultato che noi vediamo uomini e donne dall’apparenza adulta, la cui essenza si è fermata all’età di dieci o dodici anni.”

(P.D. Ouspensky – L’Evoluzione Interiore dell’Uomo)

“L’uomo vive immerso nei sogni. Tutte le assurdità e le contraddizioni degli uomini e della vita umana in generale trovano spiegazione se comprendiamo che gli uomini vivono nel sonno, agiscono nel sonno e non sanno di dormire. Se conoscessimo quante osservazioni false, quante false teorie, false deduzioni e conclusioni si fanno in tale stato, cesseremmo del tutto di credere in noi stessi. Ma gli uomini non si rendono conto di quanto le loro osservazioni e le loro teorie possano essere ingannevoli, e continuano a credervi. La menzogna è inevitabile nella vita meccanica. Nessuno può sfuggirvi, e più crediamo di essere liberi dalla menzogna, maggiormente ne siamo presi. La vita, così com’è oggi, non potrebbe esistere senza la menzogna.”

(P.D. Ouspensky – L’Evoluzione Interiore dell’Uomo)

“L’uomo si identifica con il ruolo che è costretto a vivere: padre, figlio, padrone, operaio, dirigente, impiegato, intellettuale, guru, furbo, tonto, forte, debole, ecc. Per ognuno di questi ruoli esistono comportamenti sociali, abbigliamenti, modi di pensare e di esprimersi cui ciascuno si adegua inconsapevolmente. E quindi non siamo mai individui autentici, ma veri e propri imitatori: imitiamo modelli e stereotipi prodotti dalla società in cui viviamo. Persino nei comportamenti più intimi recitiamo in realtà dei ruoli precostituiti. L’inquinamento della nostra mente è troppo esteso. Bisogna imparare a dire la verità, ma per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere che cos’è la verità e che cos’è la menzogna, soprattutto in se stessi.”

(G.I. Gurdjieff)

maxresdefault

“La principale anomalia o follia degli uomini sta nella divergenza tra essenza e personalità. Meglio un uomo si conosce per quello che è, più si avvicina alla saggezza. Più la sua immaginazione su se stesso diverge da quello che veramente egli è, più diventa pazzo. […] Questa è la potenzialità dell’uomo: diventare consapevole della sua esistenza e del suo rapporto con l’universo che lo circonda. Nel momento in cui è consapevole della sua esistenza, egli sa che cosa è, e che cosa non è, cioè egli conosce la differenza tra la sua essenza e la sua personalità. Nello stesso momento egli sa anche che cosa è in lui e che cosa è fuori di lui, cioè egli conosce se stesso ed il suo rapporto con il mondo. Solo il ricordo di sè rende capace un uomo di perdere la pelle esterna della personalità e di sentire e di agire liberamente dalla sua essenza, cioè di essere se stesso. In questo modo egli si può separare dalle finzioni e dalle imitazioni che lo hanno schiavizzato fin dall’infanzia, e ritornare a quello che veramente è, ritornare alla sua natura essenziale. Perchè, se un uomo non trova prima se stesso, non trova il suo destino e la sua natura essenziali, e se non comincia da questi, tutti i suoi sforzi ed i suoi successi saranno costruiti solo sulla sabbia della personalità, ed al primo shock serio l’intera struttura crollerà, forse distruggendolo nella sua caduta.”

(Rodney Collin)

“L’uomo deve rendersi conto che egli non esiste; che non può perdere nulla, perché non ha niente da perdere; deve realizzare la sua nullità nel senso più forte di questo termine.”

(P.D. Ouspensky)

“La sofferenza può distruggere o costruire un uomo, a seconda se egli permette alla sua attenzione di attaccarsi all’infelice carne mortale o se invece, con grande sforzo, riesce a trasformarla in quel principio di coscienza che è in grado di guardare l’organismo fisico e le sue sofferenze da un punto di vista oggettivo e distaccato. Per coloro le cui vite sono piene di sofferenza involontaria è quasi impossibile poter concepire la sofferenza come una cosa positiva. L’uso intenzionale della sofferenza diventa pratico solamente in connessione con il lavoro di una scuola di rigenerazione.”

(Rodney Collin)

“Il sapere non è che la memoria automatizzata di una somma di parole imparate in un certo ordine. La comprensione è l’essenza di ciò che si ottiene partendo da informazioni intenzionalmente acquisite e da esperienze personalmente vissute. […] Pretendere di inoculare la fede con delle parole è come pretendere che uno si sazi di pane solo a guardarlo.”

(G.I. Gurdjieff)

“La parola “idiota” ha due significati: il vero significato, che le fu dato dagli antichi saggi, era “essere sè stessi”. Un uomo che è sè stesso sembra e si comporta come un folle per coloro che vivono nel mondo delle illusioni, così quando essi chiamano idiota un uomo intendono dire che non condivide le loro illusioni. Chiunque decida di lavorare su sè stesso è un idiota in entrambi i significati. Il saggio sa che sta cercando la realtà. Lo stupido pensa che sia impazzito. Noi qui presumiamo di cercare la realtà, quindi dovremmo tutti essere idioti: ma nessuno può rendervi un idiota. Dovete sceglierlo voi stessi.”

(John G. Bennet, Elizabeth Bennet – Idioti a Parigi)

“Soltanto un egoista cosciente può aiutare gli altri. Quando un uomo si vede realmente quale è, non gli viene in mente di aiutare gli altri, si vergognerebbe di questo pensiero. Per essere capaci di aiutare gli altri, occorre innanzi tutto imparare ad aiutare se stessi.”

(G.I. Gurdjieff)

“Si deve imparare dalla Natura. L’uomo è anche un organismo. La quercia fa molte ghiande, ma la possibilità di diventare alberi esiste solo per poche di loro. La stessa cosa accade all’uomo; molti nascono, ma solo pochi crescono. La gente pensa che questo sia uno spreco, che la Natura sprechi. Non è così. Il resto diventa fertilizzante, ritorna nella terra e crea possibilità per un maggior numero di ghiande, di uomini, di alberi… per un maggior numero di uomini autentici. La Natura dà sempre, ma dà solo possibilità. Per diventare una vera quercia o un vero uomo, si deve fare sforzo.”

(Fritz Peters – La Mia Fanciullezza Con Gurdjieff)

“Colui che desidera la conoscenza, deve compiere da solo lo sforzo iniziale per trovare la sorgente di essa ed avvicinarsi usando aiuti e direzioni che sono a disposizione di tutti, ma che gli uomini regolarmente non desiderano vedere né riconoscere. La conoscenza non arriva da sola agli uomini, se loro da soli non si sforzano.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il primo modo per accrescere la nostra comprensione sta nell’osservare e nello studiare noi stessi. Quando ti rendi conto di non essere uno, di essere molti, di poter magari essere sicuro di qualcosa al mattino e non saperne più nulla nel pomeriggio, proprio tale constatazione costituisce l’inizio.”

(P.D. Ouspesnky)

“Se gli uomini potessero veramente rendersi conto della loro situazione, se potessero comprenderne tutto l’orrore, sarebbero incapaci di rimanere tali quali sono, anche per un solo secondo. Comincerebbero subito a cercare una via d’uscita, e la troverebbero molto rapidamente, perchè vi è una via d’uscita; ma gli uomini non riescono a vederla, per la semplice ragione che sono ipnotizzati.”

(P.D. Ouspensky)

“L’uomo è un essere multiplo. Solitamente, parlando di noi stessi, diciamo “io”. Diciamo: io faccio questo, io penso quello, io voglio fare quell’altro. Ma è un errore. Questo io non esiste o, meglio, in ciascuno di noi ci sono centinaia, migliaia di piccoli io. Interiormente siamo divisi, ma soltanto con l’osservazione e lo studio possiamo riconoscere la pluralità del nostro essere. In un certo momento, agisce un “io”, il momento dopo un altro “io”. I nostri “io” sono contraddittori: ecco il motivo del nostro funzionamento disarmonico. Noi siamo delle macchine. Siamo totalmente condizionati dalle circostanze esteriori. Voi non controllate le vostre azioni. Siete macchine, e le circostanze esterne dirigono le vostre azioni senza tener conto dei vostri desideri. La macchina, in ogni uomo, è divisa in tre parti fondamentali, in tre centri. La causa principale della nostra debolezza è l’incapacità di applicare la nostra volontà ai tre centri simultaneamente. Dobbiamo acquisire la “conoscenza di sé”.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ognuno di voi non è che un banale esemplare di automa animato. Probabilmente pensate che, per fare ciò che fate e per vivere come vivete, siano necessari un’«anima» e persino uno «spirito». Ma forse basta una chiavetta per ricaricare la molla del vostro meccanismo. La vostra razione quotidiana di cibo contribuisce a ricaricare questa molla e a rinnovare continuamente l’inutile sarabanda delle vostre associazioni. Da questo sfondo emergono dei pensieri slegati, che voi cercate di connettere insieme presentandoli come preziosi e personali. E, altrettanto, coi sentimenti e le sensazioni passeggere, con gli umori e le esperienze vissute, ci creiamo il miraggio di una vita interiore. L’uomo può nascere, ma per nascere deve prima morire, e per morire deve prima svegliarsi.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ogni uomo ha un repertorio definito di ruoli che recita nelle circostanze ordinarie. Lo studio delle parti che ciascuno recita è un aspetto indispensabile della conoscenza di sè. Conoscere e sviluppare se stessi costituiscono un impegno così importante e così serio, cui bisogna dedicare uno sforzo così intenso, che assumerselo nel modo solito, in mezzo a tutte le altre cose, è impossibile. L’uomo che si assume questo impegno deve metterlo al primo posto nella propria vita, perché la vita non è così lunga da poterla sprecare in cose inutili.”

(G.I. Gurdjieff)

“Voi non volete abbastanza bene a voi stessi, al vostro Sè che ha bisogno e desidera emergere. Cosa servite? C’è qualcosa in voi, un’energia superiore, che merita rispetto. Senza questo servite solo i vostri piaceri. Se non rispettate e servite l’energia più fine che è in voi, e che non siete voi, il lavoro qui non ha senso. L’importante è essere. Se non c’è un vero “Io”, allora l’ego prende il sopravvento. L’energia non può essere senza relazione. Se non serve l’Io intenzionalmente, allora serve l’ego automaticamente.”

(Madame de Salzmann)

“La gente crede nel progresso e nella cultura, ma non vi è nessun progresso di nessun genere. Ogni cosa è esattamente com’era migliaia e decine di migliaia di anni fa. La forma esteriore cambia, l’essenza non cambia. L’uomo resta esattamente lo stesso. Le persone colte e civilizzate vivono con gli stessi interessi dei selvaggi più ignoranti. La civiltà moderna è basata sulla violenza, la schiavitù e le belle frasi. Ma tutte le belle frasi sulla civiltà e il progresso non sono che parole. Progresso e civiltà nel senso reale di queste parole, possono apparire soltanto al termine di sforzi coscienti. Non possono apparire come risultato di azioni incoscienti e meccaniche. Quali sforzi coscienti potrebbe fare una macchina? E se una macchina è incosciente, cento macchine lo sono pure, e mille e diecimila e milioni di macchine. L’evoluzione dell’uomo può essere considerata come l’evolversi in lui di quelle facoltà e di quei poteri che non si sviluppano mai da soli, ossia meccanicamente. Solo questo tipo di sviluppo, solo questo tipo di crescita caratterizza la vera evoluzione dell’uomo. Non c’è e non può esserci alcun altro tipo di evoluzione.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il sesso gioca un ruolo enorme nel mantenimento della meccanicità della vita. Il 75% dei nostri pensieri proviene dal centro sessuale, e colora tutto il resto. Ecco il centro di gravità di tutte le riunioni. Che cos’è che conduce la gente nei caffè, nei ristoranti, alle feste di ogni sorta? Una cosa sola: Il sesso. Ecco la principale sorgente di energia di tutta la meccanicità. Tutto il sonno, tutta l’ipnosi, derivano dal sesso. La meccanicità è particolarmente pericolosa quando le persone non vogliono prenderla per quello che essa è e tentano di spiegarla con qualcosa d’altro. Quando il sesso è interamente conscio di se stesso, e non si nasconde dietro pretesti, non si tratta della meccanicità di cui sto parlando. Al contrario, il sesso che esiste per se stesso e che non dipende da niente è già un gran risultato. Ma il male consiste in questa continua menzogna a se stessi. Il potere del sesso sulle persone è la principale ragione della nostra schiavitù, ma offrendo molte differenti possibilità è anche la nostra principale possibilità di liberazione.”

(G.I. Gurdjieff)

“Tutta la nostra vita, tutte le nostre abituali maniere di pensare, hanno soltanto uno scopo: evitare shock, sensazioni sgradevoli, spiacevoli percezioni riguardanti noi stessi. E questa è la cosa principale che ci mantiene addormentati, perchè al fine di svegliarci non dobbiamo avere paura; dobbiamo essere tanto coraggiosi da vedere le contraddizioni.”

(P.D. Ouspensky)

“Se vuoi imparare ad amare, comincia con gli animali, perchè sono più sensibili.”

(G.I. Gurdjieff)

“Non so se vedete fino a che punto il mondo atroce in cui viviamo soffre della limitatezza e dell’assenza della coscienza, fino a che punto tutto va secondo la corrente e in senso contrario al bene reale dell’uomo. Malgrado tutto ciò che gli è stato messo a disposizione per un’esistenza orientata verso una crescita interiore, l’uomo è in caduta sempre più rapida, vertiginosa. Per il momento, nessuno può dire quale raccolto per l’avvenire rappresentano i pochi semi di verità gettati in una terra ben lavorata. Occorre da parte di ciascuno di noi molta vigilanza per non addormentarsi ad ogni istante, e questa è la cosa più difficile da chiedere ad un essere umano. Lavorate e rimanete vicini gli uni agli altri. Soltanto la presenza di una vita inteiore reale può dare qualche valore alla vita esteriore, in qualsiasi circostanza. Solo l’uomo che è interiormente attivo cessa di essere un fuscello nelle acque vorticose della vita. Volontariamente, si chiude a qualsiasi influenza inutile. Cerca di distinguere tra ciò che è realmente un nutrimento per il suo essere e ciò che è un veleno o semplicemente un ingombro senza valore.”

(Henriette Lannes – allieva di G.I. Gurdjieff)

Gurdjieff

“Tutte le solite conversazioni della vita ordinaria consistono semplicemente nel versare il vuoto nel nulla. Interrogatevi, guardate bene dentro di voi: tutte quelle discussioni vi hanno mai portato da qualche parte?”

(G.I. Gurdjieff)

“A mio parere, il vostro guaio è che fin dall’infanzia vi è stato inculcato, ed è oramai perfettamente armonizzato con il vostro psichismo generale, un modo automatico di percepire qualsiasi impressione di tipo nuovo, e funziona così bene che vi permette di sottrarvi alla necessità di fare il benché minimo sforzo individuale durante tutta la vostra vita responsabile.”

(G.I Gurdjieff)

“Se in un uomo vi è qualcosa capace di resistere alle influenze esteriori, allora proprio questo qualcosa potrà resistere anche alla morte del corpo fisico. Se in un uomo vi è qualche cosa, questo qualcosa può sopravvivere; ma se non vi è niente, allora niente può sopravvivere.”

(G.I. Gurdjieff)

“La maggior parte della gente trascorre tutta la vita senz’anima, senza padrone interiore. Per la vita ordinaria, l’anima non è affatto necessaria.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il libero arbitrio è una funzione dell’Io reale, di colui che chiamiamo il Padrone. Chi ha un padrone ha una volontà, chi non l’ha non ha volontà. L’uomo ordinario non ha padrone: la vettura cambia continuamente passeggero, e ogni passeggero si autonomina “io”.”

(G.I. Gurdjieff)

“Esci una sera sotto il vasto cielo stellato, alza gli occhi a quei milioni di mondi sopra la tua testa. Forse su ognuno di essi formicolano miliardi di esseri simili a te, persino superiori a te per costituzione. Guarda la Via Lattea. In quell’infinità, la Terra non può nemmeno essere considerata un granello di sabbia. La Terra vi si dissolve, sparisce, e con essa sparisci anche tu. Dove sei? Chi sei? Cosa vuoi? Dove vuoi andare? L’impresa cui ti stai accingendo non potrebbe essere pura follia?”

(G.I. Gurdjieff)

“Diventa te stesso, poi Dio e il Diavolo non avranno più alcuna importanza.”

(G.I. Gurdjieff)

“Non è l’abbondanza di cibo a saziare l’uomo, ma la mancanza di avidità.”

(G.I. Gurdjieff)

“La prima ragione della schiavitù interiore dell’uomo è la sua ignoranza, soprattutto l’ignoranza di sé stesso. Senza la conoscenza di sé, senza la comprensione del moto e delle funzioni della sua macchina, l’uomo non può essere libero, non può governarsi e resterà sempre uno schiavo, in balia delle forze che agiscono su di lui.”

(G.I. Gurdjieff )

“Non credere a nulla che non puoi verificare in prima persona.”

(G.I. Gurdjieff)

“Briciole di verità sono sparse dappertutto, e per coloro che sanno e comprendono, è impressionante constatare come la gente viva a contatto con la verità, e tuttavia sia cieca e incapace di penetrarla.”

(G.I. Gurdjieff)

“Un cambiamento interiore si verifica solo a patto di cambiare atteggiamento verso il mondo esteriore.”

(G.I. Gurdjieff)

“Una cosa l’uomo deve ben comprendere: la sua evoluzione non è necessaria che a lui. Nessun altro vi è interessato, ed egli non deve contare sull’aiuto di nessuno; infatti, nessuno è tenuto ad aiutarlo e neppure ne ha l’intenzione. Al contrario, le forze che si oppongono all’evoluzione di grandi masse umane, si oppongono anche all’evoluzione del singolo. Spetta a ciascuno di noi eluderle. E se un uomo può sottrarsi ad esse, l’umanità non lo può. Comprenderete più tardi come questi ostacoli siano utili; se non esistessero bisognerebbe crearli intenzionalmente, poiché soltanto vincendo degli ostacoli l’uomo può sviluppare in sé le qualità di cui ha bisogno. Queste sono le basi per una visione corretta dell’evoluzione umana. Non esiste evoluzione obbligatoria, meccanica. L’evoluzione è il risultato di una lotta cosciente.”

(G.I. Gurdjieff)

“Di nulla l’uomo è tanto certo come di essere sveglio; in realtà, è catturato da una rete di sonno e sogni che lui stesso ha tessuto. Più fitta è la rete, più potente domina il sonno; quelli che vi restano imprigionati sono i dormienti, che attraversano la vita come un branco di animali diretti al macello: ottusi, indifferenti e spensierati.”
(G.I. Gurdjieff)

“Una certa leggenda orientale narra di un mago ricchissimo che possedeva numerosi greggi. Quel mago era molto avaro. Egli non voleva servirsi di pastori, e neppure voleva recingere i luoghi dove le sue pecore pascolavano. Naturalmente esse si smarrivano nella foresta, cadevano nei burroni, si perdevano, ma soprattutto fuggivano, perché sapevano che il mago voleva la loro carne e la loro pelle. E a loro questo non piaceva. Infine il mago trovò un rimedio: ipnotizzò le sue pecore e cominciò a suggerire loro che erano immortali e che l’essere scuoiate non poteva fare loro alcun male, che tale trattamento, al contrario, era per esse buono e persino piacevole; poi aggiunse che egli era un buon pastore, che amava talmente il suo gregge da essere disposto a qualsiasi sacrificio nei loro riguardi; infine suggerì loro che se doveva capitare qualcosa, non poteva in ogni caso capitare in quel momento e nemmeno in quel giorno, e per conseguenza non avevano di che preoccuparsi. Dopo di che il mago introdusse nella testa delle pecore l’idea che esse non erano affatto pecore; ad alcune disse che erano leoni, ad altre che erano aquile, ad altre ancora che erano uomini o che erano maghi. Ciò fatto, le pecore non gli procurarono più né noie né fastidi. Esse non lo fuggivano più, ma attendevano serenamente l’istante il cui il mago avrebbe preso la loro carne e la loro pelle.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ti darò un sacro segreto. Ci sono due correnti, due fiumi. Tu devi attraversare da uno all’altro; sei come il pesce il cui elemento naturale è l’acqua e che è costretto a vivere nell’aria. C’è la corrente abituale che è la vita ordinaria nella quale vivi, e poi in te deve esistere l’altra corrente, che è la tua vita interiore. Devi imparare a vivere in entrambe le correnti contemporaneamente. Finora hai avuto contatto con te stesso solo quando eri da solo, va bene, ora devi imparare con gli altri. Quando sei con una persona, rimani nella tua propria corrente, la tua corrente interiore.”

(G.I. Gurdjieff)

“Gli ostacoli alla crescita dell’Essenza sono contenuti nella personalità.”

(G.I. Gurdjieff)

“Coloro che vivono come porci moriranno come cani.”

(G.I. Gurdjieff)

“Il più grande errore è credere che l’uomo abbia un’unità permanente. Un uomo non è mai uno. Continuamente egli cambia. Raramente rimane identico, anche per una sola mezz’ora.”

(G.I. Gurdjieff)

“È riduttivo parlare di magia nera, bianca, rossa, etc… non vi è, infatti, né magia rossa, né verde, né gialla. Vi è “fare”. Solo “il fare” è magico. E solo colui che può “Essere” può anche “Fare”. Tuttavia l’illusione suprema dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutti pensano di poter fare, ma nessuno fa niente. Tutto accade.”

(G.I. Gurdjieff)

“L’uomo non ha un Io individuale, al suo posto vi sono centinaia e migliaia di piccoli io separati che il più delle volte si ignorano, non hanno alcuna relazione, o, al contrario, sono ostili gli uni agli altri, esclusivi ed incompatibili. L’uomo è una pluralità. Il nome dell’uomo è legione. L’alternarsi di questi io, le loro lotte manifeste, di ogni istante, per la supremazia, sono comandate dalle influenze esteriori accidentali. Un piccolo io accidentale può, a un certo momento, fare una promessa, non a se stesso, ma a qualcun altro, semplicemente per vanità o per divertimento. Vite intere trascorrono così, per regolare dei debiti contratti da piccoli io accidentali. La Volontà vera esiste soltanto quando un solo Io governa, quando c’é un “padrone” nella casa. Un uomo comune non ha “Padrone”. Egli é governato ora dalla mente, ora dai sentimenti e ora dal corpo. Spesso l’ordine arriva dall’apparato formatorio e ancora più spesso quest’uomo riceve gli ordini dal centro sessuale. La nostra volontà é la supremazia di un desiderio su un altro. La libera volontà é la funzione del padrone in noi.”

( G.I. Gurdjieff)

“Gli esseri umani credono a tutto quel che sentono dire invece di credere soltanto a quello che hanno potuto riconoscere direttamente attraverso una giudiziosa riflessione, maturata da un “dibattito comparativo” fra tutti i dati già immagazzinati in loro.”

( G.I. Gurdjieff)

“L’uomo, come tutte le altre creature viventi, è sostanzialmente un trasformatore di energia che verrà riassorbito a suo tempo nel substrato indifferenziato dell’ecologia cosmica. Tuttavia, a differenza di altre creature, egli può scegliere se partecipare a tutto ciò in maniera attiva oppure passiva. La vita ci è data per uno scopo elevato e tutti insieme siamo tenuti a servirlo; in ciò consiste la nostra ragion d’essere. Tutti gli uomini senza esclusione sono schiavi di questa grandezza. Immaginiamo il rapporto esistente tra una cellula microscopica e il nostro corpo intero. La presenza o l’assenza di una cellula non cambia niente nella vita del corpo. Noi non possiamo esserne coscienti e questo non può avere influenza sulla vita e le funzioni dell’organismo. Esattamente nello stesso modo un individuo distinto è troppo piccolo per influenzare la vita dell’organismo cosmico, con il quale egli si trova (per quanto riguarda le dimensioni) nello stesso rapporto che una cellula ha con il nostro intero organismo.”

(G.I. Gurdjieff)

“Possiamo dire, senza alcuna esagerazione, che tutte le differenze che si notano tra gli uomini si possono riportare a differenze nei livelli di coscienza dei loro atti. Tutta la nostra visione del mondo cambia in relazione al nostro livello di consapevolezza. Più alto esso è, più la comprensione del mondo è vasta; più è basso, più essa scende fino al punto dell’identificazione, che vuol dire essere completamente focalizzati solo su una cosa; il massimo della limitazione percettiva.”

(G.I. Gurdjieff)

“Dobbiamo sempre partire da noi stessi, prendere noi stessi come esempio perchè noi non possiamo vedere l’altro attraverso al maschera che porta possiamo vedere l’altro soltanto se conosciamo noi stessi perchè interiormente gli uomini sono tutti uguali, gli altri sono come noi.”

(G.I. Gurdjieff)

“Non conoscendo le leggi cui è soggetta la sua opera, l’uomo s’illude di essere lui ad agire, a fare, a costruire, a decidere; non si rende conto di essere dominato, nelle sue scelte, da forze superiori; non vede che cosa lo induce a muoversi in un modo piuttosto che in un altro, a ripetere ciclicamente le stesse operazioni; non riconosce il suo grado di meccanicità, il suo stato di letargia, di autoipnosi, di automistificazione.
In genere l’uomo ha soltanto desideri, e ciò che chiamiamo una volontà forte o debole non è altro che la permanenza più o meno forte dei nostri desideri. La volontà autentica è un potere derivato non tanto dai vari desideri, di regola contraddittori, appartenenti ai diversi “io”, ma derivato dalla coscienza e governato da un io unico e permanente. Soltanto questa volontà agisce e trasforma; può essere definita libera, perché è indipendente dal caso e non può essere modificata o diretta dall’esterno.”

(G.I. Gurdjieff)

“In generale, oggi l’educazione si limita a formare la mente. Il bambino viene costretto ad imparare a memoria delle poesie come un pappagallo, senza capirci niente; e quando ci riesce, i genitori sono contenti. A scuola, dopo aver superato gli esami “con lode”, il ragazzo continua a non capire e a non sentire niente. Rispetto allo sviluppo della mente egli è un adulto di quarant’anni, ma nell’essenza resta un bambino di dieci. Con la mente non ha paura di nulla, ma nell’essenza è un pusillanime; la sua vita interiore è abbandonata a se stessa senza alcuna direzione. La sua morale è puramente automatica, esclusivamente esteriore. Proprio come ha imparato a ripetere le poesie a memoria, così si comporta con la morale. Se un uomo è sincero con se stesso deve ammettere che anche gli adulti, come i bambini, sono privi di morale. La nostra morale è del tutto teorica e automatica. Al bambino si insegna così: “Se qualcuno ti porge la mano, devi comportarti in questo modo”. Tutto ciò è puramente meccanico. In “questo” caso devi fare “quello”. E le cose, una volta fissate, non cambiano più. L’adulto non è diverso. Se qualcuno gli pesta un callo, reagisce sempre allo stesso modo. Gli adulti sono come i bambini e i bambini sono come gli adulti: entrambi reagiscono. La legge esige che i vostri bambini vadano a scuola. Ci vadano pure! Ma voi che siete i genitori, non dovete accontentarvi della scuola. Per esperienza sapete che la scuola fornisce solo nozioni, informazioni, ch’essa sviluppa un solo centro. Dovete quindi sforzarvi di rendere vive quelle nozioni, di colmare le lacune. È un compromesso, ma ogni tanto un compromesso è meglio di niente.”

(G.I. Gurdjieff)

“Ciò che un uomo pensa di se stesso corrisponde a ciò che egli è in realtà? Qui ci sono un medico, un ingegnere, un artista. Essi sono realmente ciò che noi pensiamo che siano? Possiamo ritenere che la personalità di ciascuno di essi sia assimilabile alla professione, all’esperienza che tramite la professione, o per la sua preparazione, essi hanno acquisito?”

(G.I. Gurdjieff)

“In questo momento della mia vita, al declinare degli anni, dopo aver avuto a sazietà tutto ciò che l’esistenza poteva offrire ad un essere umano e dopo essermi in tal modo completamente disilluso e divenuto imparziale riguardo a tutto, proclamo ora alle orecchie di tutti che: la causa fondamentale di tutte le incomprensioni che sorgono sia nel mondo interiore dell’uomo, sia nei processi di vita in comune tra le persone, è principalmente quel fattore psichico che si forma nell’essere dell’uomo durante il periodo dell’età preparatoria esclusivamente a causa di una cattiva educazione, e la cui stimolazione nel periodo dell’età responsabile fa nascere in lui gli impulsi di Vanità e Presunzione. Affermo categoricamente che la felicità e la coscienza di sè, che dovrebbero esistere sia nell’uomo reale sia in una comune esistenza pacifica tra le persone dipendono dall’assenza in noi del sentimento della Vanità e Presunzione. Il mio più sincero desiderio a questo proposito è che ogni uomo che si sforza di giustificare di fronte alla Grande Natura il suo destino in quanto uomo, e non solo in quanto animale, quel destino assegnato tra tutti gli Esseri della Terra proprio a lui che si comporta come dovrebbe, possa in seguito vedere, tramite i miei scritti, i mezzi che lo aiutino a sradicare dalla sua totalità l’insieme di quei dati in lui cristallizzati che generano ogni tipo di sentimenti di Vanità e di Presunzione.”

(G.I. Gurdjieff – Il Nunzio del Bene Venturo)

“Il corpo vive nello spazio e nel tempo, soggetto alla materia, all’illusione e ai sensi. Lo spirito vive nell’eternità e nella verità. L’anima deve unirli insieme. Così tutto ciò che è certezza appartiene allo spirito, tutto ciò che è lotta appartiene all’anima.”

(Rodney Collin)

“L’essere umano è simile ad una carrozza in cui:
il carro rappresenta il corpo fisico
i cavalli rappresentano le emozioni
il cocchiere rappresenta la mente
il padrone che sta all’interno della carrozza rappresenta l’ESSENZA (anima)

13227163_1209019092503128_6913177645582107438_n

LE CONDIZIONI DEL CORPO FISICO (il carro) dipendono dall’opera di manutenzione che vi presta un cocchiere intelligente, ma anche dal modo in cui esso è trainato dai cavalli. Giacché le condizioni del nostro corpo fisico sono facilmente osservabili e misurabili, esso potrà fornire preziose indicazioni sul grado di padronanza posseduta dal cocchiere sull’insieme del suo tiro.

LE EMOZIONI (i cavalli) Nel termine “emozione” è contenuta la parola “mozione”, cioè moto, movimento. sono le emozioni che permettono la messa in movimento e questo attraverso il fenomeno del desiderio. Anche se i desideri possono essere molto diversi, ciò non toglie che le emozioni costituiscano essenzialmente un vasto serbatoio d’energia accessibile ad ogniparte di noi. E’ proprio per questo che, in questa analogia, il cavallo rappresenta le emozioni: è lui che possiede l’energia necessaria per tirare il carro, il che lo rende essenziale per la realizzazione del viaggio.

IL COCCHIERE rappresenta la mente. Le funzioni del cocchiere sono in linea di massima queste: trasmettetere al padrone del carro le informazioni che provengono dall’esterno; ascoltare gli ordini del padrone in risposta alle informazioni trasmesse. Dominare fermamente i cavalli per guidarli nella direzione indicata dal padrone del carro e prendersi cura con intelligenza del carro.

L’ESSENZA (l’anima, il sé superiore) è il padrone del carro. Comprendiamo quindi quanto sia importante il ruolo della mente, visto che è destinata a fungere da legame fra l’Essenza(anima) e la personalità, (ego), affinché quest’aultima possa esprimere concretamente la volontà del Padrone (cioè dell’Essenza) in questo mondo. Il collegamento tra l’anima e il cocchiere è quello più sottile in assoluto, cioè solo la voce. Il sentire la voce dell’anima si riferisce proprio a questo: l’anima fatica a comunicare con il cocchiere, cioè con il centro intellettuale, proprio perché il collegamento è molto sottile.

Questa analogia evidenzia un elemento molto importante delle emozioni: il comportamento del cavallo dipende essenzialmente dal modo in cui esso è condotto dal cocchiere, il che significa che i nostri stati emozionali sono in gran parte dovuti ai nostri pensieri e non a ciò che succede fuori di noi, come invece siamo abituati a credere.”

“Quando l’individuo incomincia a diventare cosciente di non essere padrone di se stesso, di vivere come uno zombi con il cervello annebbiato, ecco che si mette a considerare le varie strade che può percorrere per tentare di svegliarsi. Solitamente un uomo che cerchi il risveglio, anche se è colto e intelligente, si trova in una situazione quasi senza speranza. Il punto di partenza è la presa di coscienza della condizione disastrosa nella quale ci troviamo, primo perché non riconosciamo neppure il nostro stato di sonno; secondo, perché, anche quando ne siamo consapevoli, non sappiamo che cosa fare per uscirne. La via è data dallo sforzo cosciente e dalla sofferenza volontaria. Lo sforzo cosciente è attenzione, presenza, ricordo di sé; la sofferenza volontaria è invece l’abbandono delle proprie certezze, delle proprie opinioni, della propria affermazione meccanica di se stessi, del desiderio di rassicurazione, del conforto intellettuale del proprio senso di sé con le sue pretese di importanza e di onniscienza. L’importante in questo lavoro è la lotta interiore. Senza di essa passerà il tempo e non vi sarà alcun cambiamento. Dobbiamo imparare a non identificarci dentro, e recitare un ruolo all’esterno. Senza essere forti all’esterno, è impossibile essere forti dentro, e viceversa. Un ruolo è una sorta di croce a cui bisogna essere inchiodati per imparare ad essere attenti senza tregua; è come essere fissati in una cornice che rappresenta il proprio limite. Devo essere cosciente di questo limite, riconoscerlo. Posso allora essere ciò che sono all’interno di questa cornice. Senza il limite del ruolo non è possibile alcuna forza o concentrazione. In questo modo la mia vita esterna diventa come un rito, un servizio per quella interna. L’essenza è la nostra parte più autentica e originale, mentre la personalità è qualcosa di costruito e di posticcio, ossia tutto ciò che viene dalla cultura, dall’educazione, dall’imitazione, dalla tradizione. Come direbbe lo zen, si tratta di scoprire il nostro volto prima della nascita. Tuttavia tale scoperta non dipende soltanto da ciò che possiamo sapere, ma soprattutto da come riusciremo a utilizzare queste conoscenze per sviluppare il nostro essere, la nostra essenza.”

Annunci

One thought on “Gurdjieff – Quarta Via

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...