Carlos Castaneda

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“Fin da quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che è. Il bambino apprende come deve percepire il mondo per essere pienamente integrato. Passo dopo passo, gli viene resa familiare una descrizione del mondo che egli impara a percepire, mantenere e difendere come “la vera realtà”. La ragione induce gli uomini a dimenticare che la descrizione è soltanto una descrizione, ma prima che arrivino a capirlo, hanno intrappolato la loro essenza in una gabbia da cui emergono raramente nel corso della vita.”

“Siamo intrappolati all’interno della bolla di percezione e quello di cui siamo testimoni è un riflesso della nostra visione del mondo, la nostra descrizione. Parliamo incessantemente a noi stessi del nostro mondo ed è proprio grazie a questo nostro dialogo interiore che lo preserviamo, e ogniqualvolta continuiamo a parlarci di noi e del nostro mondo, il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Arrestando il dialogo interiore, sfondiamo la barriera che ci separa da noi stessi. Ogni volta che si interrompe il dialogo interiore, il mondo così come lo conosciamo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole.”

“Finché si considera la cosa più importante del mondo, l’uomo è incapace di apprezzare nel giusto modo la realtà che lo circonda. È come un cavallo con i paraocchi. Tutto ciò che vede è se stesso separato dal resto. Buona parte della nostra energia viene usata per alimentare la nostra sensazione di essere importanti; se riuscissimo a rinunciare in parte a quest’ultima, ci accadrebbero due eventi straordinari. Primo non utilizzeremmo più la nostra energia per cercare di mantenere viva l’illusione della nostra grandezza; secondo, avremmo risparmiato energia sufficiente per intravedere la vera grandezza dell’universo.”

“Tenendosi saldamente aggrappato all’immagine che ha di sè, l’uomo razionale conferma la sua ignoranza abissale. Egli ignora che lo sciamanesimo non significa incantesimi e formule magiche, bensì la libertà di percepire non solo il mondo che diamo per scontato, ma quant’altro è umanamente possibile. L’uomo rabbrividisce davanti alla prospettiva della libertà. E la libertà è a un passo da lui.”

“Il guaio dell’uomo è che egli intuisce le proprie risorse nascoste ma non osa utilizzarle. È questa la ragione per cui gli Sciamani dicono che la condizione dell’uomo è un contrappunto fra la sua stupidità e la sua ignoranza. L’uomo ha bisogno, ora più che mai, che gli insegnino nuove idee che hanno a che fare esclusivamente con il suo mondo interiore – idee di Sciamanismo, non idee sul sociale; idee riguardanti l’uomo di fronte all’ignoto, di fronte alla morte. Ora, più di qualsiasi altra cosa, egli ha bisogno che gli si insegnino i segreti del punto d’unione.”

“Qualunque movimento del punto d’unione equivale a un allontanamento dall’eccessiva focalizzazione sul sè individuale. Gli sciamani credono che sia la posizione del punto di unione a fare dell’uomo moderno un irrimediabile egocentrico, completamente assorbito dall’immagine di sè. Avendo perso la speranza di tornare alla fonte di ogni cosa, l’uomo comune cerca conforto nel proprio egoismo. Gli sciamani hanno smascherato l’importanza del sè e hanno scoperto che non è altro che autocommiserazine sotto altre vesti.”

“I vili afferrano per le gambe chi è intento a volare. Si sentono meglio se tutti strisciano. Li umilia che qualcuno possa osservarli da un piano a loro inaccessibile.”

“L’uomo, che era destinato a diventare un essere magico, non è più magico. È un ordinario pezzo di carne. L’uomo non ha più sogni propri, se non quelli di un animale che è stato innalzato a diventare un pezzo di carne: sogni banali, convenzionali, idioti.”

“Sentirsi importanti rende pesanti, goffi e vani. Per essere un guerriero un uomo deve essere leggero e fluido. Un uomo comune è troppo preoccupato di farsi piacere gli altri o di piacere a sua volta. A un guerriero piace qualunque cosa, qualunque cosa o persona che decida di farsi piacere, e questo è tutto.”

“Tutti noi, vecchi e giovani, in un modo o nell’altro eseguiamo figure davanti a uno specchio. Esamina con cura quello che sai sulla gente. Prova a pensare a ogni singolo essere umano che esiste sulla faccia della terra e, senza ombra di dubbio, scoprirai che chiunque sia, qualunque cosa pensi di se stesso o possa mai fare, il risultato delle sue azioni è sempre lo stesso: figure insensate davanti a uno specchio.”

“I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie. Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente! La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata. Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene. Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti. Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità. L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea. La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza. Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Ma nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.”

“La sensazione di essere in trappola la prova ogni comune mortale. È meraviglioso spezzare le nostre catene, ma anche molto indesiderabile, perchè nessuno vuole essere libero. Una volta spezzate le nostre catene noi non siamo più legati ai problemi del mondo di ogni giorno. Continuiamo a stare nel mondo della quotidianità ma non ne facciamo più parte. Per farne parte dovremmo dividere le preoccupazioni della gente e senza catene non ci riusciamo.”

“Il Guerriero non si avventura nell’ignoto spinto dall’avidità. L’avidità ha senso solo nel mondo della reatà ordinaria. Per avventurarsi nella solitudine terrificante dell’ignoto c’è bisogno di qualcosa di più grande. C’è bisogno di amore, amore per la vita, per l’intrigo, per il mistero. C’è bisogno di una curiosità insopprimibile e di coraggio in abbondanza.”

“L’arte del guerriero sta nel bilanciare il terrore di essere uomo con la meraviglia di essere uomo.”

“Conforto, rifugio, paura, sono tutte parole che hanno creato stati d’animo che abbiamo imparato ad accettare senza neppure interrogarci sul loro valore. I nostri simili sono negromanti, e chiunque stia con loro lo diventa a sua volta. Pensateci. Forse potete deviare dal sentiero che i vostri simili hanno tracciato per voi? E se restate con loro, i vostri pensieri e le vostre azioni rispetteranno solo le loro condizioni. Questa è schiavitù. La libertà costa, ma il suo prezzo non è impossibile da pagare. Temete quindi chi vi cattura, temete i vostri padroni. Non sprecate il vostro tempo e il vostro potere avendo paura della libertà!”

“Vedere significa mettere a nudo l’essenza di tutto, contemplare l’ignoto e dare un’occhiata all’inconoscibile; ma non ci porta alcun sollievo. In generale i veggenti vanno in gran crisi nel Vedere che l’esistenza è incomprensibilmente complessa e che la nostra consapevolezza quotidiana le nuoce con le sue limitazioni. È questo in verità il mistero della consapevolezza. Gli esseri umani sono immersi in questo mistero, siamo immersi nelle tenebre, nell’inesplicabile. Se consideriamo noi stessi in altri termini, quali che siano, saremmo pazzi o imbecilli. Il cammino del guerriero è estremamente pericoloso perchè rappresenta il lato opposto della condizione dell’uomo moderno che ha abbandonato il regno dell’ignoto e del misterioso e si è installato nel regno del funzionale. Ha voltato le spalle al mondo del presentimento e del giubilo e ha dato il benvenuto al mondo della noia.”

“La pura verità è che molti bambini Vedono. La maggioranza di quelli che Vedono sono considerati anormali e si fanno tutti i possibili sforzi per correggerli, per fargli accettare e solidificare la visione del mondo comunemente accettata.”

“Noi siamo percettori, tuttavia il mondo che percepiamo è un’illusione. È stato creato da una descrizione che ci fu raccontata fin dal momento della nostra nascita. Voi seguite il riflesso delle vostre idee. Gli specchi deformanti li avete dentro, e il mondo deve adeguarvisi. Il mondo non si offre a noi direttamente; di mezzo vi è la descrizione del mondo che abbiamo imparato a vedere chiara e a prendere per certa, con le sue regole dogmatiche e inviolabili che la ragione ha imparato ad accettare e a difendere. Propriamente, quindi, noi siamo sempre a un passo di distanza e la nostra esperienza del mondo è sempre un ricordo dell’esperienza.”

“La mente si mette d’ostacolo, complica ed offusca la percezione diretta, porta il giudizio, la mancanza di fiducia e svaluta ciò che invece avvertiamo con il cuore. La mente che interiormente continua a dire “io.., io…, io,…” con il suo rumore copre tutti gli altri segnali e le altre percezioni che sono disponibili all’uomo.
Il silenzio interiore è uno stato di coscienza in cui tutti i pensieri della mente si fermano, sono come congelati e inattivi. Nel silenzio è possibile sentire quello che proviene da spazi e tempi che vanno oltre ciò che la mente in condizioni normali può percepire. È possibile accedere a conoscenze che hanno molto poco di “umano” ma che nello stesso tempo appartengono profondamente all’umanità.”

“Non esistono due mondi separati, due realtà diverse, un mondo normale e uno paranormale… esiste un mondo unico, che si può “guardare” o “Vedere”. Vedere non è questione di chiacchiere. Impariamo a pensare a tutto e quindi addestriamo i nostri occhi a guardare le cose che guardiamo nel modo in cui le pensiamo. In ogni cosa c’è sempre molto di più. Le cose non cambiano, sei tu che cambi il tuo modo di guardare: è tutto qui. Quando Vedi, nel mondo non ci sono più aspetti familiari. Tutto è nuovo. Tutto non è mai accaduto prima. Il mondo è incredibile.”

“Ci deve essere qualcosa di più che il mero passaggio sulla terra, il semplice mangiare e riprodursi. Cos’è tutto quello che ci circonda? La percezione ordinaria ci trasmette solo una parte di verità. L’arte dello stregone consiste esattamente nel permettere l’apprendimento, la scoperta e la distruzione di questo pregiudizio percettivo. La cosa importante è liberarsi dagli schemi, non sostituirli con altri. In ogni caso è molto difficile rompere gli schemi che si sono formati in gioventù. Occorre tutto il tempo e l’energia per vincere l’idiozia che è in noi. Ed è questo che conta, il resto non ha importanza. Qualsiasi persona può intraprendere il “lavoro” del guerriero. L’unico requisito è volerlo fare con determinazione; ovvero, si è impassibili nel desiderio di essere liberi. Il cammino non è facile e cerchiamo sempre delle scuse per tentare di scappare.”

“Le nostre vite hanno origine nell’infinito e terminano dove hanno avuto origine: nell’infinito. Il risultato finale che gli sciamani come don Juan volevano far raggiungere ai loro discepoli era una consapevolezza che, proprio per la sua semplicità, è molto difficile da ottenere: la consapevolezza che siamo esseri destinati a morire. Di conseguenza, la vera battaglia dell’uomo non è quella che combatte con i suoi simili, ma con l’infinito, e non si può neppure parlare di una battaglia; si tratta, sostanzialmente, di un’accettazione. Dobbiamo accettare volontariamente l’infinito.”

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“Per gli sciamani dell’antico Messico l’universo è estremamente predatorio, ma non nel senso che attribuiamo generalmente a questo termine, ovvero l’atto di depredare, rubare, ferire o sfruttare gli altri a nostro vantaggio. La condizione predatoria dell’universo significa che l’intento dell’universo è quello di mettere continuamente alla prova la consapevolezza. Il cosmo crea un numero infinito di esseri organici e inorganici. Esercitando una pressione su questi esseri, l’universo li costringe ad ampliare la loro consapevolezza e, in questo modo, tenta di raggiungere la consapevolezza di sè. Gli sciamani della stirpe di don Juan videro che la condizione essenziale dell’energia animata, organica o inorganica, è quella di trasformare l’energia dell’universo nel suo complesso in dati sensoriali. Nell’universo conoscitivo degli sciamani, quindi, la questione finale è la consapevolezza. Gli esseri umani compiono un viaggio evolutivo di consapevolezza che è stato momentaneamente interrotto da forze esterne. Non conoscono la propria essenza e sono colmi di incredibili risorse che non utilizzano mai. Gli uomini si sono ritrovati in una sorta di vortice e continuano a girare in tondo, e hanno l’impressione di muoversi con la corrente mentre invece restano fermi.”

“Tutto è solo una strada tra tantissime possibili. Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Per me c’è solo il viaggio su di un cammino che abbia “un cuore”; se lo ha, la strada è buona. Se non lo ha, non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce.  Prima di partire devi chiederti: “questa strada ha un cuore?”. Se la risposta è no lo capirai da solo, è una cosa che si sente. Il problema è che nessuno si pone questa domanda, e quando un uomo si accorge di aver intrapreso una strada senza cuore, essa è pronta per ucciderlo. Arrivati a quel punto, sono pochi quelli che si fermano a riflettere e abbandonano la strada. Un Uomo di Conoscenza sceglie un sentiero che ha un cuore e lo segue; poi si rallegra e ride. Sa, perché vede che la sua vita finirà anche troppo presto; sa che lui come tutti gli altri, non andrà da nessuna parte; sa perché vede che non c’è nulla che sia più importante di tutto il resto. Un Uomo di Conoscenza non ha onore né dignità, non ha famiglia né nome né patria, ma solo la vita da vivere, e in queste circostanze il solo legame con i suoi simili è la sua follia controllata. Così un Uomo di Conoscenza si affatica, suda, sbuffa e se lo si guarda è esattamente come un uomo normale, solo che la follia della sua vita è sotto controllo. Poiché non c’è nulla che sia più importante di qualcos’altro, un Guerriero decide le proprie azioni e le compie come se per lui avessero importanza. La sua follia controllata lo porta a dire che ciò che fa importa e lo fa agire come se importasse, pur sapendo che non è così; per questo, dopo aver agito, si ritira in pace e, che le sue azioni siano buone o cattive, più o meno efficaci, non è cosa che lo riguardi. Un Guerriero deve sapere prima di tutto che le sue azioni sono inutili e nonostante ciò deve procedere come se lo ignorasse. Questa è la follia controllata.”

“L’uomo, che era destinato a diventare un essere magico, non è più magico; è un ordinario pezzo di carne. Non ha più sogni propri, ma sogni banali, convenzionali, idioti.”

Un bambino esplora il mondo con pochi preconcetti, finché non gli viene insegnato a vedere le cose in un modo che corrisponde alle descrizioni su cui tutti sono d’accordo. Il mondo è un accordo. Le nostre normali aspettative circa la realtà sono create dal consenso sociale. Ci hanno insegnato a vedere e capire il mondo in un certo modo. Il trucco della socializzazione è convincerci che le descrizioni su cui concordiamo delineano i limiti del mondo reale. Ciò che noi chiamiamo realtà è solo un modo di vedere il mondo, un modo sostenuto da un consenso sociale.”

“La cosa più difficile al mondo è assumere lo stato d’animo del guerriero. Non serve a nulla provare tristezza, lamentarsi e sentirsi giustificati nel farlo, credendo che gli altri ci stiano sempre facendo qualcosa. L’autocommiserazione è utile a chi ne fa uso perchè lo fa sentire importante e meritevole di condizioni migliori, di un trattamento migliore, oppure perchè è restio ad assumersi la responsabilità delle azioni che lo hanno messo nella condizione da cui l’autocommiserazione è scaturita. Nessuno fa niente a nessuno, tanto meno a un guerriero. Un guerriero accetta il suo destino, quale che sia, e lo fa in perfetta umiltà. Accetta in umiltà quello che è, non come motivo di rammarico ma come una sfida vivente. Un guerriero sceglie una strada, qualunque strada, con il cuore, e la segue; e poi si rallegra e ride. Sa, perchè vede che la sua vita finirà anche troppo presto. Vede che non c’è nulla che sia più importante di tutto il resto.”

“La differenza fondamentale tra una persona ordinaria e un guerriero, è che il guerriero prende tutto come una sfida, mentre la persona ordinaria prende tutto come una benedizione o una maledizione.”

“Per colui che Vede, la verità è che tutti gli esseri viventi lottano per morire. È la consapevolezza a fermare la morte. Non perfezionare lo spirito significa cercare la morte, e questo equivale a non cercare nulla, perchè la morte ci prenderà comunque. Cercare la perfezione dello spirito è la sola impresa degna della nostra provvisorietà e della nostra umanità.”

“La persona comune è disposta a incorporare nuove componenti nel proprio inventario mentale solo se esse non contraddicono l’ordine fondamentale. Se lo contraddicono, la mente di quell’individuo ha un collasso.”

“Quando un uomo ha imparato a vedere, si trova solo al mondo, con nient’altro se non la follia. Poiché non c’è nulla che sia più importante di qualcos’altro, un Guerriero decide le proprie azioni e le compie come se per lui avessero importanza. La sua follia controllata lo porta a dire che ciò che fa importa e lo fa agire come se importasse, pur sapendo che non è così; per questo, dopo aver agito, si ritira in pace e, che le sue azioni siano buone o cattive, più o meno efficaci, non è cosa che lo riguardi. Un Guerriero deve sapere prima di tutto che le sue azioni sono inutili e nonostante ciò deve procedere come se lo ignorasse. Questa è la follia controllata.”

“La cosa peggiore che può accaderci è di dover morire, e poichè la morte è già il nostro destino inalterabile, siamo liberi: chi ha perso tutto non ha più nulla da temere.”

“La libertà non può essere un investimento. La libertà è un’avventura senza fine, in cui rischiamo la nostra vita e molto più per pochi istanti di qualcosa al di là delle parole, al di là dei pensieri o dei sentimenti.”

“Le cose non cambiano; tu cambi il modo di guardarle, ecco tutto.”

“Un guerriero-cacciatore non cattura la preda grazie alle trappole e neppure perchè ne conosce le abitudini, ma perchè lui stesso non ha abitudini. È questo il suo vantaggio. Non è come gli altri animali a cui tende agguati, fossilizzati in routine e capricci prevedibili: è libero, fluido, imprevedibile.”

“Una volta raggiunto il silenzio interiore, tutto diventa possibile.”

“Ci sono molte cose che un guerriero può fare in un determinato momento e che non avrebbe potuto fare anni prima. Non perché quelle cose siano cambiate; ciò che è cambiata è l’idea che lui ha di sé.”

“Il mondo è tutto ciò che qui è racchiuso: vita, morte, persone e tutto quello che ci circonda. Il mondo è incomprensibile. Non lo capiremo mai e non penetreremo mai i suoi segreti. Dobbiamo di conseguenza prenderlo per quello che è: un mistero insondabile. Il potere risiede nel tipo di sapere che possediamo; che senso avrebbe conoscere cose inutili? Esse non ci possono preparare all’inevitabile incontro con l’ignoto. Un guerriero deve sapere prima di tutto che le sue azioni sono inutili e nonostante ciò deve procedere come se lo ignorasse; questa è la “follia controllata” dello sciamano. Un guerriero non ha bisogno di una storia personale, un giorno scopre che non gli è più necessaria e la abbandona. Non c’è alcun vuoto nella vita di un guerriero, tutto è pieno fino all’orlo. Tutto è pieno fino all’orlo, e tutto è uguale. L’arte del guerriero sta nel bilanciare il terrore di essere uomo, con la meraviglia di essere uomo.”

“Gli esseri umani sono dei percettori, ma il mondo che percepiscono è un’illusione: un’illusione scaturita dalla descrizione che hanno ricevuto quando sono nati. In sostanza, quindi, il mondo che la loro ragione vuole affermare è il mondo scaturito da una descrizione e dalle sue regole dogmatiche e inviolabili, che la ragione impara ad accettare e a difendere.”

“Siamo uomini, e il nostro destino è quello di imparare e venire scaraventati in nuovi, inimmaginabili mondi. Un guerriero che vede l’energia sa che non c’è limite alle nuove realtà da vedere.”

“La paura è il primo nemico naturale che l’uomo deve superare lungo la strada verso la conoscenza. I vili afferrano per le gambe chi è intento a volare; si sentono meglio se tutti strisciano, li umilia che qualcuno possa osservarli da un piano a loro inaccessibile “

“Lo Spirito si manifesta senza sosta al guerriero. Questa però non è tutta la verità. La verità è che lo spirito si rivela a tutti con la stessa intensità e coerenza, ma solo il guerriero è costantemente sintonizzato con tali rivelazioni. La sicurezza del guerriero non è quella dell’uomo comune: l’uomo comune cerca la certezza negli occhi di chi guarda e la chiama sicurezza del sé; il guerriero cerca l’impeccabilità nei propri occhi e la chiama umiltà. L’uomo comune dipende dai suoi simili, mentre il guerriero dipende solo dall’infinito.”

“Devi imparare a nasconderti e a mostrarti deliberatamente. Per come va la tua vita adesso, tu sei sempre inconsapevolmente esposto in ogni momento. Nascondersi non significa essere riservati, ma inaccessibili.”

“Quando un uomo intraprende la via del guerriero diventa gradatamente consapevole di essersi lasciato per sempre alle spalle la vita ordinaria. Ciò significa che la realtà ordinaria non può più proteggerlo e che per sopravvivere dovrà adottare un nuovo modo di vita.”

“Una volta spezzate le nostre catene, non siamo più legati ai problemi del mondo. Continuiamo a stare nel mondo della quotidianità, ma non ne facciamo più parte.”

“Nell’universo c’è una forza indescrivibile e smisurata che gli stregoni chiamano “Intento”. In assoluto, tutto quello che esiste nell’intero cosmo, è unito all’Intento da un anello di collegamento.”

“Un cacciatore che vale il pane che mangia non prende la selvaggina perché mette trappole o perché conosce le abitudini della sua preda, ma perché lui stesso non ha abitudini. È questo il suo vantaggio. Non è come tutti gli animali cui dà la caccia, fissato da pesanti abitudini e guizzi prevedibili: è libero, fluido, imprevedibile. Il tuo problema è che sei troppo prevedibile. I tuoi progetti sono troppo prevedibili; i tuoi umori sono prevedibili. Non dare le cose per scontato; devi iniziare a cancellarti. Poco a poco devi creare una nebbia attorno a te, un alone di Mistero, in modo che nulla possa darsi per scontato; che niente abbia una certezza assoluta.”

“La morte è la nostra eterna compagna. È sempre alla nostra sinistra, a un passo di distanza. Ti è sempre stata a osservare. Ti osserverà sempre fino al giorno in cui ti toccherà. Come ci si può sentire tanto importanti quando sappiamo che la morte ci da la caccia? La cosa da fare quando sei impaziente, è voltarti a sinistra e chiedere consiglio alla tua morte. Ti sbarazzi di un’enorme quantità di meschinità se la tua morte ti fa un gesto, o se ne cogli una breve visione, o se soltanto hai la sensazione che la tua compagna è lì che ti sorveglia. La morte è il solo saggio consigliere che abbiamo. Ogni volta che senti che tutto va male e che stai per essere annientato, voltati verso la tua morte e chiedile se è vero; la tua morte ti dirà che hai torto; che nulla conta veramente al di fuori del suo tocco. La tua morte ti dirà: “Non ti ho ancora toccato”. Devi chiedere consiglio alla morte e sbarazzarti delle maledette meschinerie proprie degli uomini che vivono come se la morte non dovesse mai toccarli.”

“Il potere che governa il destino di tutti gli esseri vviventi è chiamato l’Aquila, non perché essa sia effettivamente un’aquila o abbia qualcosa a che fare con essa, ma perché, agli occhi di colui che vede, appare come un’aquila nera, erettae protesa verso l’Infinito.”

“L’Aquila, quel Potere che governa i destini di tutte le cose viventi, riflette esattamente e subito tutte queste cose viventi. Nesuno ha quindi la possibilità di supplicare l’Aquila, chiedere favori, sperare nella grazia. La parte umana dell’Aquila è troppo insignificante per smuovere il tutto. È solo dalle azioni dell’Aquila che un veggente può capire quello che desidera. L’Aquila, per quanto non si lasci toccare dalle condizioni di nessun essere vivente, concede a ciascuno di essi un dono. Ognuno, secondo i propri desideri e diritti, ha il potere, se vuole, di mantenere la fiamma della consapevolezza, il potere di disobbedire al richiamo della morte e della consunzione. A ciascun essere vivente è concesso il potere, se vuole, di cercare un passaggio verso la libertà, e di usarlo. Allo Sciamano che scorge quel passaggio, e alle creature che lo atraversano, è evidente che l’Aquila ha concesso tale dono per perpetuare la consapevolezza.”

“L’Aquila divora la consapevolezza di tutte le creature che, vive per un momento sulla terra e subito dopo morte, hanno fluttuato fino al suo becco, simili a uno sciame di lucciole, per incontrare il loro signore, la ragione per cui hanno avuto vita. L’Aquila districa le minuscole fiammelle, le distende come un conciatore fa con le pelli e quindi le consuma; Perché la consapevolezza è il cibo dell’Aquila.”

“Il dono della Libertà da parte dell’Aquila non è una concessione, ma la possibilità di avere una possibilità.”

“Vola con l’aquila e sarai libero, perdi la tua forma umana… allora potrai dire di aver volato veramente!”

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————-

DON JUAN: «È possibile insistere, insistere in modo conveniente, anche se sappiamo che ciò che stiamo facendo è inutile» disse sorridendo. «Ma dobbiamo sapere prima di tutto che le nostre azioni sono inutili e tuttavia dobbiamo procedere come se lo ignorassimo. Questa è la follia controllata dello sciamano. (…) Sono felice che tu, alla fine, mi abbia chiesto della mia follia controllata dopo così tanti anni, e tuttavia non mi sarebbe importato se non me lo avessi chiesto. Ma ho scelto di essere felice, come se fosse importante il fatto che tu me l’abbia chiesto, come se fosse importante il fatto che ci tenga. Questa è la follia controllata! »

Ridemmo entrambi molto forte e lo abbracciai. Trovavo meravigliosa la sua spiegazione, anche se non la capivo per niente. (…)

CARLOS CASTANEDA: «Con chi eserciti la follia controllata, don Juan?» chiesi dopo un lungo silenzio.

DON JUAN: «Con tutti!» Esclamò sorridendo

CARLOS CASTANEDA: «Allora quando scegli di metterla in pratica?»

DON JUAN: «Ogni singola volta che agisco»

A quel punto sentii che avevo bisogno di riepilogare e gli chiesi se follia controllata significasse che le sue azioni non erano mai sincere, ma erano solo gli atti di un attore.

DON JUAN: «Le mie azioni sono sincere,» disse «ma sono gli atti di un attore.»

CARLOS CASTANEDA: «Quindi tutto ciò che fai deve essere follia controllata!» esclamai sinceramente sorpreso.

DON JUAN: «Sì, tutto.» rispose.

CARLOS CASTANEDA: «Ma non può essere vero» protestai «che ogni tua azione sia solo follia controllata

DON JUAN: «Perché no?» ribattè con aria misteriosa.

CARLOS CASTANEDA: «Ciò equivarrebbe ad affermare la tua indifferenza verso tutto e tutti. Prendi me, per esempio. Intendi dire che non t’interessa se divento o no un Uomo di Conoscenza, o se vivo, o muoio, o faccio qualsiasi cosa?»

DON JUAN: «Vero! Non mi importa. Sei come Lucio, o chiunque alro nella mia vita, la mia follia controllata.»

Provai una strana sensazione di vuoto. Ovviamente non c’era ragione al mondo per cui don Juan dovesse avermi a cuore, ma, d’altra parte, avevo quasi la certezza che tenesse a me personalmente; pensavo che non potesse essere altrimenti, poiché mi aveva sempre prestato la massima attenzione in ogni momento trascorso insieme. Mi venne il sospetto che forse don Juan diceva quelle cose solo perché era seccato con me. Dopotutto, avevo abbandonato i suoi insegnamenti.

CARLOS CASTANEDA: «Ho l’impressione che non stiamo parlando della stessa cosa» osservai. «Non avrei dovuto usare me stesso come esempio. Intendevo dire che deve esserci qualcosa al mondo a cui tieni in un modo diverso dalla follia controllata. Non credo che sia posssibile continuare a vivere se non c’è nulla che per noi conti veramente. »

DON JUAN: «Questo vale per te» disse. «Le cose importano a te. Mi hai chiesto della mia follia controllata e ti ho detto che tutto ciò che faccio per me e per i miei simili è follia, perché niente è importante.»

CARLOS CASTANEDA: «Il punto è, don Juan: come puoi continuare a vivere se non c’è nulla di cui ti importi? … Voglio veramente sapere; devi spiegarmi cosa intendi dire.»

DON JUAN: «Forse non è possibile.» rispose. «Alcune cose nella tua esistenza ti interessano perché sono fondamentali; le tue azioni sono sicuramente importanti per te, ma per me non c’è più neppure una singola cosa che sia rilevante, né i miei atti né quelli dei miei simili. Continuo a vivere, tuttavia, perché ho il mio Intento, perché l’ho temprato per tutta la vita finché è diventato chiaro e integro e ora non m’interessa che alcunché conti per me. Il mio Intento controlla la follia della mia esistenza. (…) Quando un uomo ha imparato a vedere, si trova solo al mondo, con nient’altro se non la follia. … I tuoi atti, come quelli dei tuoi simili in generale, ti sembrano importanti perché hai imparato a pensare che lo siano. (…) Non ho detto senza valore, ho detto non importante. Per esempio, per me non c’è modo di dire che i miei atti siano più importanti dei tuoi, o che una cosa sia più necessaria di un’altra, perciò tutte le cose sono uguali ed essendo uguali non sono importanti.»

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