Astrologia, Religioni e Tradizioni Popolari

Astrologia

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“Siamo nati in un dato momento, in un dato luogo, e abbiamo, come i vini celebri, le qualità dell’anno e della stagione che ci hanno visti nascere. L’astrologia non pretende altro.”

(C.G. Jung)

“In che modo l’aspetto del cielo al momento della nascita di un uomo ne determina il carattere? Agendo sull’individuo durante la sua vita alla maniera dei lacci che il contadino lega a caso intorno alle zucche del su orto: essi non servono a farle crescere, ma ne determinano la forma. Lo stesso può applicarsi al cielo: le stelle non conferiscono agli uomini le loro abitudini, vicende, felicità, prole, ricchezze, ma ne modellano le conclusioni.”

(Keplero)

“Noi ed il cosmo siamo una cosa sola. Il cosmo è un vasto organismo vivente, del quale noi non siamo che parti. Il Sole è un grande cuore i cui palpiti corrono attraverso le nostre vene più sottili. La Luna è un grande, lucente centro neroso, per il quale tremiamo in eterno. Chi conosce la forza che Saturno esercita su di noi e su Venere? Tuttavia essa è una forza vitale, che vibra attraverso di noi, lieve ed intensa, in ogni momento. Ora, tutto ciò è vero in senso letterale, come ben sapevano gli uomini nel remoto, grande passato, e come sapranno di nuovo nel futuro.”

(D.H. Lawrence)

“Ci sono anche influenze che vengono da fonti vaste come la Terra, i pianeti, il Sole, dove operano leggi di un altro ordine. Tuttavia, se siamo totalmente soggetti all’influenza delle piccole cose, parecchie influenze di queste grandi entità non ci possono raggiungere. Ogni momento della nostra vita, ogni sentimento, ogni pensiero riceve una colorazione dalle influenze planetarie. La Terra e tutti gli altri pianeti sono in perpetuo movimento, ciascuna a velocità differente. Talvolta si avvicinano e talvolta si allontanano. Per questo motivo, le loro interazioni si rafforzano, si indeboliscono oppure cessano del tutto. Per il momento ci basti sapere che le influenze planetarie sulla Terra si alternano: ora agisce un pianeta, ora un altro, ora un terzo, e così via. Schematicamente, possiamo descrivere queste influenze nel modo seguente. Immaginiamo una grande ruota sospesa sopra. la Terra, con sette o nove proiettori a luce colorata fissati sul bordo. La ruota gira, e a turno la luce dei vari proiettori illumina la Terra, la quale, di conseguenza, è sempre colorata dalla luce del proiettore che la illumina nel momento considerato. Tutti gli esseri nati sulla Terra sono colorati dalla luce che prevale al momento della loro nascita, e mantengono questa colorazione per tutta la vita. Come non c’è effetto senza causa, così non c’è causa senza effetto. E, senza alcun dubbio, i pianeti hanno un’influenza enorme, tanto sulla vita dell’umanità in generale, quanto sulla vita di ogni individuo in particolare. È un grave errore della scienza moderna non riconoscere questa influenza. Ma questa influenza non è così grande come gli “astrologi” moderni vorrebbero farci credere. L’uomo è un prodotto dell’interazione di tre tipi di materia: una positiva (l’atmosfera, della Terra); la seconda, negativa (i minerali, i metalli); infine, una terza combinazione (le influenze planetarie), che viene dall’esterno e incontra le prime due materie. Questa forza neutralizzante è quell’influenza planetaria che colora ogni nuova vita che nasce. La colorazione rimane per l’intera esistenza. Se il colore era rosso, quando questa “vita” incontrerà il rosso, si sentirà in corrispondenza con esso. Certe combinazioni di colori hanno un effetto calmante; altre, un effetto perturbatore; ogni colore ha una particolare proprietà. t una legge, una questione di differenze chimiche. Ci sono, per così dire, delle combinazioni “simpatiche” e delle combinazioni “antipatiche”. Per esempio, il rosso stimola la collera, il blu risveglia l’amore. La combattività corrisponde al giallo. Quindi, se sono portato a collere improvvise, è un fatto dovuto all’influenza dei pianeti. Ciò non significa che voi o io esistiamo effettivamente in questo modo, ma è una possibilità. Possono intervenire delle influenze più forti. Talvolta dall’interno agisce un’altra influenza, che vi impedisce di avvertire l’influenza esterna; in questi casi potete essere così presi da voi stessi da trovarvi, per così dire, chiusi in una corazza. E questo fatto non vale soltanto per le influenze planetarie; spesso succede che altre influenze, provenienti ancor più da lontano, non riescano a raggiungervi. Più l’influenza è distante, più è debole: anche se è inviata apposta per voi, non può toccarvi, perché la vostra corazza glíelo impedisce.”

(G.I. Gurdjieff)

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“L’arte dell’Astrologia, è basata sulla teoria del “Come in alto, così in basso”, presa in senso letterale, sino alla convinzione che tutti gli eventi nel cielo abbiano come paralleli degli eventi corrispondenti sulla terra. Nell’Astrologia Natale il carattere e il destino degli individui vengono analizzati in rapporto alle posizioni occupate dai pianeti nel cielo al momento in cui vennero al mondo. Queste posizioni vengono segnate in un “tema della nascita” o “oroscopo”.

L’energia dei 10 pianeti considerati dall’ Astrologia influenza la nostra vita di tutti i giorni e può avere su di noi effetti più o meno positivi.

L’influenza più benefica è quella di Giove, seguito da Venere. Anche il Sole, la Luna e Mercurio hanno effetti positivi. La rotazione dei pianeti avviene in modo diverso: alcuni, come la Luna, hanno una velocità maggiore, altri, come Plutone, sono più lenti. I pianeti ‘veloci’ (Luna, Mercurio, Venere e Marte) hanno un effetto più profondo sulla nostra personalità e sul nostro modo di essere. I pianeti esterni (i più lenti) sono Urano, Nettuno e Plutone e influenzano il nostro mondo esterno. I Pianeti che influenzano la vita sociale sono Giove e Saturno. Il Pianeta più importante è quello che governa l’Ascendente.

Anticamente venivano considerati solo i pianeti visibili a occhio nudo; fu solo alla fine del quinto secolo a.C., grazie allo studio intelligente dei Greci, che all’astrologia fu data un’impostazione più razionale e scientifica. La scoperta dei tre pianeti moderni, cioè Urano, Nettuno e Plutone ha reso chiare altre influenze planetarie, fino ad allora solo supposte. Oggi, infine, alcuni astrologi ritengono molto probabile l’esistenza di due nuovi pianeti. Gli astronomi non contraddicono questa ipotesi, e forse i “fratelli” astrologi dovranno determinare il loro raggio d’azione e i domicili.

Il Sole
Parole chiave: Espressione di sé, vitalità

Si pensa che il culto del dio del Sole abbia avuto origine in Asia, ma quasi ogni civiltà conosciuta ha avuto una divinità solare. In occidente la più importante è stata Apollo.
Apollo non rispecchia soltanto la brillantezza e la purezza del Sole, è soprattutto l’uomo perfetto e come tale viene raffigurato: un giovane nudo, attraente e schietto.
In astrologia il Sole, che di fatto è una stella non un pianeta, è associato al segno del Leone e rappresenta generosità del cuore, affetto e magnanimità, creatività e gioia; ma il Sole, con aspetti negativi, può alimentare l’autostima al punto da mutarla in pomposità.

La Luna
Parole chiave: Sensibilità, istinto, intuizione, fluttuazione, emozione

I miti che avvolgono la Luna (governatore del segno del Cancro) tendono a mostrarla bella e femminile, ma anche una crudele seduttrice: ammaliò Ulisse sotto le sembianze della maga Circe; come Ecate ha ricompensato i suoi favoriti; è stata vista condurre il suo carro attraverso il cielo della notte nelle vesti di Selene. Nel mito e in astrologia è associata al parto ed è strettamente legata alle emozioni e all’apparato digestivo. La sua qualità principale è quella di spingere la personalità a un comportamento naturale e istintivo; la Luna sa rendere pazienti e pieni di immaginazione; con aspetti negativi rende mutevoli, di ristrette vedute e inaffidabili.

Mercurio
Parole chiave: Intelletto, comunicazione fisica e mentale

Mercurio è il corrispondente romano di Hermes, il messaggero degli dei, nonché patrono dei viaggiatori e inventore di uno strumento musicale, la lira. E’ spesso raffigurato con l’aspetto di un meraviglioso atleta, che calza sandali alati e porta l’elmo. Le sue caratteristiche sono quelle tipiche dei Gemelli, uno dei due segni che governa: è intellettuale, intuitivo, razionale, versatile e polemico, ma anche un eccellente tramite per le comunicazioni. Questo pianeta stimola la mente, il che può rendere l’individuo critico e polemico, nervoso e teso; tratti, questi peculiari della Vergine, l’altro segno in cui ha domicilio.

Venere
Parole chiave: Armonia, accordo, amore

Venere ha ereditato gli attributi della greca Afrodite, diventando così la dea di ogni forma di amore: ideale, familiare e sessuale; nei giardini dei suoi templi infatti c’erano luoghi appartati in cui i fedeli potevano unirsi nell’amplesso. Pianeta governatore del segno del Toro e della Bilancia, oltre all’amore rappresenta i rapporti interpersonali in genere, il lato femminile del carattere, ma anche l’arte e il senso estetico; Venere stimola la gentilezza, il tatto e la socievolezza; se particolarmente provata può rendere indecisi, disattenti, eccessivamente romantici e dipendenti dagli altri.

Marte
Parole chiave: Energia fisica, iniziativa

In origine dio dell’agricoltura, Marte è l’equivalente del greco Ares, dio della guerra: a lui i soldati romani rendevano omaggio prima di andare in battaglia. Marte viene sempre raffigurato con una possente corporatura e sempre con l’armatura da guerriero, anche quando è impegnato in un’avventura amorosa. Pianeta governatore dell’Ariete, in astrologia rappresenta il lato maschile del carattere ed è associato al sistema muscolare. Dotato di una forte carica sessuale, Marte può rendere un individuo tanto aggressivo quanto risoluto, tanto aspro e rude quanto positivo e pieno di energia.

Giove
Parole chiave: Espansione intellettuale e fisica

Giove era il protettore dell’antica Roma: benediva i guerrieri prima che andassero in battaglia e li accoglieva al ritorno; aveva il potere tanto di punirli quanto di ricompensarli; è l’equivalente del greco Zeus, il padre degli dei che dall’alto dell’Olimpo lanciava saette in preda all’ira. Signore del Sagittario (è associato anche ai Pesci), questo pianeta governa l’apprendimento, la filosofia e le lingue; la sua influenza può stimolare ottimismo, lealtà e giustizia, ma può rendere illusi, stravaganti, vanitosi e portare a un’eccessiva indulgenza con se stessi.

Saturno
Parole chiave: Stabilità, restrizione, limitazione. Controllo

Saturno, come Marte, era in origine una divinità agricola; a lui i Romani dedicavano i Saturnalia, una festa allegra e rumorosa, adottata poi dal cristianesimo e corrispondente grosso modo al Natale. Signore del Capricorno, prima della scoperta di Urano governava anche l’Acquario. Anticamente Saturno segnava il confine del sistema solare conosciuto, per questa ragione viene associato simbolicamente alla limitazione ma anche alla perseveranza; la sua influenza può rendere pratici e attenti, oppure egoisti, di strette vedute e persino crudeli.

Urano
Parole chiave: Mutamento, distruzione urto, originalità

Urano dalla terra con la quale si accoppiò; dalla loro unione incestuosa furono generate tutte le cose viventi, il figlio Saturno, guidò una rivolta contro di lui e lo castrò: dai genitali recisi nacque Afrodite.
Questo è il mito che sottende al pianeta associato all’Acquario, che riguarda gli eccessi sessuali, le deviazioni e i possibili esaurimenti nervosi. Urano è però anche collegato alla fantascienza e alle esplorazioni spaziali. Se è in aspetto positivo stimola originalità, versatilità e indipendenza; in negativo porta a perversione, eccentricità e ribellione.

Nettuno
Parole chiave: Nebulosità, sensibilità, intuito

Nettuno, il Poseidone dei Greci, regnava sui mari, i laghi e i fiumi: cavallucci marini tiravano il suo occhio dorato e al suo apparire le tempeste cessavano; divenne uno stallone per unirsi alla bella Demetra, che per sfuggirgli si era trasformata in una puledra. Il pianeta che porta il suo nome è governatore dei Pesci e presiede alle arti, in particolare alla poesia e alla danza; può stimolare idealismo, immaginazione e sensitività, ma anche trascuratezza, indecisione e inganno.

Plutone
Parole chiave: Eliminazione, cambiamento prorompente rigenerazione

Plutone, in origine divinità agricola, governava il mondo degli inferi: nessuna creatura è mai sfuggita al trasporto nel suo regno, la terra della morte, al di là del fiume Stige; spesso indossava un elmo che aveva lo straordinario potere di renderlo invisibile, cosa che deve averlo non poco agevolato nelle conquiste amorose. In astrologia Plutone è signore dello Scorpione; viene associato agli organi genitali e alla riproduzione, ma la sua influenza si estende anche all’inconscio, alle emozioni sepolte e inconfessate; aiuta a superare gli ostacoli e rende astuti, critici, riservati e un po’ crudeli.

I segni zodiacali in Astrologia indicano le energie di cui siamo fatti e, in particolare, quale sostanza abbiamo al nostro interno. In un tema natale i segni sono dodici e appartengono ai quattro elementi (Fuoco, Terra, Aria e Acqua). Ogni elemento comprende tre segni che hanno tra loro molte affinità pur rappresentando tre diversi stadi di evoluzione di quel particolare tipo di energia.

– Le parole chiave dell’elemento Fuoco (Ariete, Leone, Sagitatrio) sono Azione e Ambizione. La spinta del Fuoco è sempre verso il futuro: il passato non esiste e il presente è ciò che lo annoia di più al mondo. È l’elemento più egoico e vive d’impressioni più che di realtà. Il fuoco è immaginativo e caldo, ha sempre grandi visioni che lo spingono qua e là.

– Un individuo di Terra (Toro, Vergine, Capricorno) è ovviamente “terrestre”, cioè solido e degno di fiducia come il suolo sotto i nostri piedi, cauto, pratico, taciturno e calmo (eccetto che per occasionali violente “eruzioni”), spesso di mentalità ristretta e limitata, talvolta un vero “pezzo di roccia”.

– Chi è distinto dai sengi d’Aria (Gemelli, Bilancia, Acquario) è leggero e vivace, intellettuale, idealista, libero e facilone, spesso tendente a costruirsi “casteli in aria”, e molto incline a parlare con eccessiva libertà e a restare con la testa fra le nuvole.

– Il gruppo d’Acqua (Cancro, Scorpione, Pesci) distingue persone naturalmente fluide: instabili, sensibili, emotive, profonde, dotate d’intuito, portate alla segretezza, infide, talvolta “untuose”, e “scivolose”, “sfuggenti”.

Tutto ciò non è considerato dagli astrologi un semplice gioco verbale.”

(Richard Cavendish)

_1000902(Orologio Astronomico – Praga)

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Culti e Zodiaco

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Nel nostro periodo storico durante l’equinozio il sole è nella costellazione dei pesci, perciò l’era astrologica in cui ci troviamo è detta dei pesci. Ora non ci facciamo caso, poiché l’astrologia non è più considerata una scienza e quindi non influenza più le scelte politiche e le filosofie, ma in passato queste ere hanno determinato alcune caratteristiche delle culture indoeuropee. Non di tutte le ere passate abbiamo traccia evidente. Quelle che ben conosciamo riguardano le ultime tre, sia perché sono pochissimi i monumenti più antichi, sia perché la scrittura è nata solo attorno al 3.200 a.C. Stabilendo la grande era astrologica del toro in un periodo compreso tra il 4000 a.C. e il 1800 a.C., rileviamo in tutto il mondo indoeuropeo l’influenza di questo grande aspetto astrologico che ha portato la figura del toro ad avere un ruolo preminente nelle culture e nelle religioni. È questo il periodo in cui i sacerdoti studiano le stelle e l’astrologia entra a servizio dell’agricoltura, il toro è un segno di terra, si programmano le semine, i raccolti e le irrigazioni, si usano gli astri per imbrigliare le forze della natura ed utilizzarle a vantaggio dell’uomo senza esserne passivamente vittima.

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Ogni religione cade sotto l’influenza di due costellazioni opposte sulla fascia zodiacale. Dalla civiltà minoica dell’isola di Creta a quella micenea si hanno numerose testimonianze relative al culto del toro in affreschi, bassorilievi, vasi, armature, e conosciamo le usanze della tauromachia, e la figura del minotauro. La tauromachia era caratteristica culturale di etruschi, sardi e popolazioni dell’odierna Spagna da cui probabilmente derivano tradizioni come la corrida o la festa di S. Firmino a Pamplona.

shiva-nandi-TL-3271Nell’India è questo il periodo in cui Shiva viene rappresentato a dorso di un toro, mentre nei Veda scritti in sanscrito e appartenenti alla tradizione dei popoli Arii che invasero l’India 4mila anni fa, le divinità si distinguono in due grandi anime, gli Asura originati da Varuna (il cielo) e dal suo occhio Mitra (il sole), e gli Deva originati da Dyaus Pitar (padre cielo) identificato col toro e da Prithivi Matar (madre terra) identificata con la vacca. Il culto del mitraismo si diffonde poi in Persia e in Egitto e si evolve nei secoli influenzando moltissimo le religioni moderne.

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Ed è col mitraismo nei secoli successivi alla fine dell’era del toro che si celebra la tauroctonia quando Mitra uccide il toro sacro sgozzandolo con una spada. In ogni tempio romano a lui dedicato era rappresentata una scena della tauroctonia e spesso veniva posto uno scorpione ad attaccare i testicoli del toro (la costellazione dello scorpione è polarmente opposta a quella del toro). Negli egizi il toro rappresenta il dio Api e spesso il toro è rappresentato nelle steli egizie sopra lo scorpione, suo segno polare.

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egy19Attorno al 1800 a.C. subentra l’era dell’ariete, in Egitto il dio Api viene sostituito con la venerazione di un montone (Amon-Ra), divenuto per i romani il dio Ammone. Non dimentichiamo che l’ariete è un simbolo di fuoco, e che per testimoniare il passaggio dall’era del toro a quella dell’ariete nell’induismo, Visnù si reincarna nel dio Agni, divinità del fuoco. Per i sacerdoti indiani di questo periodo le corna di ariete rappresentano il simbolo del clero, così come avviene contemporaneamente in Egitto. Nello stesso periodo troviamo un’ennesima incarnazione di Visnù nel dio Rama che attribuisce a se stesso il simbolo dell’ariete. Anche Shiva viene identificato come un ariete che è «capo del gregge umano». L’effige di Alessandro Magno su alcune monete viene ritratta con le corna di ariete, egli infatti ha la pretesa di giustificare la sua diretta discendenza con Zeus, cosa confermata anche all’oracolo di Siwa in Egitto dove i sacerdoti lo confermano faraone e figlio di Amon-Ra.

mose-michelangeloNella Torah ebraica il passaggio tra l’era del toro e l’era dell’ariete si evince dall’esegesi astrologica del libro dell’Esodo. La figura di Mosè è sacra a musulmani, ebrei e cristiani. Mosè conduce gli ebrei fuori dall’Egitto e questo episodio viene celebrato con la Pasqua (dall’aramaico Pesach, che significa PASSAGGIO), ma Dio non si è ancora rivelato loro con la formula “io sono colui che è”. Quando Mosè salì sul monte Sinai, gli ebrei che lo attesero per un lungo periodo, non avevano accettato ancora la figura di un dio impersonale, perciò chiesero ad Aronne di dare loro un dio che li condusse oltre il deserto ed egli costruì un vitello d’oro.

ImmagineQuando Mosè tornò dal popolo d’Israele fece uccidere coloro che adoravano l’idolo taurino e consegnò loro le tavole della legge. A seguito di questo fatto Mosè ordinò ad Aronne di prendere un ariete e di immolarlo perché fosse consacrato come sommo sacerdote col sangue dell’animale sacrificato.

El-Cordero-ExpiatorioL’era dell’ariete termina circa attorno all’anno 0, quando “l’agnello di Dio” Gesù Cristo viene immolato sulla croce dando così inizio all’era dei pesci. O meglio, oggi sappiamo che molto probabilmente Gesù di Nazareth nacque qualche anno prima dell’anno 0. A porlo in quella data (presa a riferimento storico da tutto il mondo) furono i romani che consideravano quell’anno la fine astrologica dell’era dell’ariete. Per le credenze dell’epoca il cambio di un’era doveva assolutamente portare con se un avvenimento eclatante, e la venuta del Messiah fu la risposta al quesito. L’agnello/Cristo che si circonda di dodici apostoli, buona parte dei quali pescatori, che li avvia alla pesca miracolosa, per non parlare della moltiplicazione dei pani e dei pesci, porta con sé una nuova tradizione. Il dio di fuoco dell’ariete, del roveto ardente, dei castighi di fuoco, cede il passo ad un Dio misericordioso e “pescatore” di anime.

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La religione cristiana si trova sotto l’influenza dei Pesci e del segno opposto, la Vergine. Per questo nei Vangeli troviamo spesso il simbolo dei Pesci e della Vergine. Indiscusso è il simbolo dei pesci, diffusissimo nelle catacombe dei primissimi cristiani perseguitati in cui veniva inscritto l’acronimo greco ΙΧΘΥΣ (IXTHUS) di Iησους Xριστος Θεου Υιος Σωτηρ (Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore), poiché in greco ixthus significa anche pesce. L’era dei pesci è sinonimo dell’era cristiana, che per gli antichi avrebbe avuto un termine con l’avvento dell’armageddon, quando sarebbe arrivata la resa dei conti.

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Solstizi, Equinozi e Tradizioni Popolari

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“L’arrivo della Primavera è legato sin dagli albori dell’uomo all’idea di rinascita. Ed è facile capirlo: sbocciano i fiori, gli uccelli depongono le uova e i giovani animali nati a febbraio zampettano ovunque. L’equi-nozio (ovvero giorno uguale alla notte) è il momento in cui il sole finalmente supera la soglia notturna e le giornate cominciano ad essere sempre più lunghe delle notti… ormai un ricordo del buio invernale. In questo senso si può dire che la Vita supera la Morte, ovvero la vince: e chi rinasce dalla morte può essere solo divino. Nei millenni le divinità che si sono distinte per essere morte e rinate in Primavera sono innumerevoli: Attis, Horus, Gesù, Mithra, Jarylo, Marduk, Dioniso… e circa 300 altri.

Ishtar, Eostre, Ostara, Easter…
Le dee legate alla rinascita primaverile sono sempre state viste come giovani donne, gioiose e pronte all’amore. Dalla metà di marzo fino a maggio le feste antiche che celebravano le giovani dee erano tantissime. Ma in questa particolare occasione, chiamata Ostara o Oestara, la dea patrona è Eostre. Ella si presenta con lunghi capelli biondi, pelle chiara, vestita di sole e fiori. La sua iconografia ricorda molto quella della romana dea Flora, per intenderci. È la dea dell’Est, della primavera e del sole che torna. La scrittrice e studiosa Luciana Percovich ci ricorda che gli scambi intercorsi fra Mesopotamia e regioni dell’Europa del Nord sono testimoniati anche dal passaggio di Ishtar e del suo relativo sincretismo con Eostre: entrambe legate all’Est, al pianeta Venere e, ovviamente, alla primavera.

La Pasqua
Dai termini East (est) ed Eos (alba) provengono i nomi della dea Eostre e quello della Pasqua inglese: Easter. In effetti la Pasqua cristiana viene decisa di anno in anno grazie ad un calcolo prettamente pagano: essa cade nella prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera, per questo può cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile. La Pasqua porta con sé ogni elemento pagano esistito nei miti che l’hanno preceduta. C’è il sacrificio degli innocenti (i primogeniti nel vangelo e gli agnelli nella realtà); la morte e la rinascita di una divinità solare; c’è l’uovo cosmico e le sue sfaccettature che caratterizzano l’idea del ciclo vita-morte-vita; il coniglio emblema della ritrovata fertilità; e così via, tramandando tali elementi da una religione all’altra nel corso dei secoli.

L’Agnello, l’Ariete e il Caprone
Anticamente si pensava che gli unici a potersi cibare della vegetazione dei boschi sacri fossero gli Dei. In primavera l’ariete, e i montoni in generale, mangiano la corteccia degli alberi più teneri e questo fece subito pensare che solo un dio poteva essersi incarnato nel corpo del montone per mangiare gli alberi sacri. In sintesi il segno zodiacale dell’Ariete, che entra proprio il 21 marzo, indica il periodo sacro al dio dei boschi. In tutte le religioni appare in questo periodo un ovino sacro: per gli scandinavi c’è Heimdallr il dio-ariete; a Roma c’è Marmulio il mitico fabbro coperto di pelli di capra; mentre per i cristiani c’è Gesù l’agnello di Dio.

L’Uovo
L’uovo cosmico, è il principio universale della vita. La Terra-uovo viene fecondata da una cometa-spermatozoo da cui nasce la vita. Gli antichi non osavano dire tanto, ma gli bastava osservare la Natura: tutti gli uccelli avevano deposto le uova nei nidi e ora i piccoli uscivano fuori pigolando. Gli etruschi, e prima di loro i Sumeri, dipingevano le uova e le deponevano accanto alle tombe dei morti quale atto propiziatorio alla nuova rinascita. Questa usanza è ancora viva oggi in tutto il mondo, lo sappiamo bene. Oggi l’uovo di Pasqua altro non è che un simbolo pagano riciclato “a nuova vita”.

Ci sono altri simboli, come ad esempio il coniglio (fertilità), la serpe (rigenerazione) e la primula.

In occasione dei due equinozi, sulla scalinata nord del tempio Maya Kukulkan, in Messico, il dio serpente torna per alcuni istanti sulla Terra. Il sole disegna una trama di ombre che ricrea l’immagine di un lungo serprente strisciante sui 91 gradini della piramide. Il tempio si trova in uno dei più grandi centri Maya della Pensiola dello Yucatan: il nome Kukulkan deriva dalla divinità Quetzacòatl, il dio Serpente piumato venerato da molte popolazioni mesoamericane. Nel video amatoriale, girato nel 2007, lo spettacolo ripreso da un cellulare.


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“Samhain è il Capodanno celtico, l’antica festa di fine raccolto in cui la popolazione celebrava il riposo della terra e l’ingresso dell’anno nella stagione buia. Viene celebrato dal tramonto del 31 ottobre al tramonto dell’1 novembre, per marcare l’inizio dell’inverno e del periodo più oscuro dell’anno. Il nome “samhain” è della lingua irlandese moderna e deriva da una parola in irlandese antico, samain, samuin, o samfuin, che potrebbe significare “fine dell’estate”; in irlandese moderno Samhain è il nome del mese di novembre. I Celti dividevano l’anno in due parti: buia e luminosa. Il Samhain era la festa più importante perché rappresentava l’inizio del nuovo ciclo, quello in cui il seme è piantato e pone le fondamenta per la crescita. Nelle culture antiche il potere rinnovativo del buio e della morte era ampiamente riconosciuto. La vita era concepita in modo circolare, invece che lineare, per cui la morte, ben lungi dall’essere vista come la fine, rappresentava il punto di energizzazione e l’inizio di tutto, proprio come il seme seppellito sottoterra è il generatore dei frutti e dei fiori a venire. Questo si rifletteva nell’usanza di fare iniziare le giornate al crepuscolo invece che all’alba. Il potere del Samhain e della stagione oscura, si basa sulla consapevolezza della continuità della vita tramite la morte, il passaggio da un universo all’altro, e la riappropriazione del corpo multidimensionale. I Celti credevano che la sera della vigilia del nuovo anno Samhain riconducesse a sé le anime dei morti e che queste si unissero ai vivi creando un momentaneo sconvolgimento temporaneo e spaziale. Durante la notte del Capodanno celtico la popolazione, indossate strane e spaventose maschere, si ritrovava nei boschi per dar vita alla cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro durante la quale avvenivano sacrifici di animali. Tutti rientravano poi nel proprio villaggio alla luce di lanterne costruite adoperando cipolle intagliate al cui interno venivano poste le braci del Fuoco Sacro. I tre giorni successivi a questo rito erano dedicati ai festeggiamenti e le persone indossavano maschere ottenute dalle pelli degli animali sacrificati con l’intento di spaventare gli spiriti giunti sulla terra. Anni dopo in Irlanda si diffuse la tradizione di lasciare fuori casa torce e fiaccole e del cibo per le anime dei morti che sarebbe andate a far visita ai propri familiari, con la speranza di evitare che questi ultimi facessero degli scherzi ai vivi. Da qui nascerebbe anche l’espressione inglese Trick or Treat, dolcetto o scherzetto. Quando i Romani entrarono in contatto coi Celti, identificarono Samhain con la loro festa dei morti (Lemuria). Con la cristianizzazione venne istituita la festa di Ognissanti (1º novembre), mentre il 2 novembre si celebra il Giorno dei morti. Attualmente nei paesi di cultura anglosassone si celebra invece la festa di Halloween.”

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“Il 21 dicembre di ogni anno si celebra la ricorrenza del solstizio d’inverno, il momento in cui il sole raggiunge il punto più basso nella sua orbita apparente rispetto alla Terra, il momento in cui le giornate sono più brevi e le notti più lunghe e l’ombra sembra trionfare sulla luce. L’etimologia della parola “solstizio” deriva da “Solis statio”, fermata del Sole. Se ci troviamo nell’emisfero nord della terra, nei giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre possiamo infatti osservare come il sole sembra fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. In termini astronomici, in questo periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”.

Il 21 giugno nella Cattedrale di Bari, in occasione del Solstizio d’estate, i raggi del sole coincidono perfettamente con l’immagine circolare del rosone disegnata sul pavimento davanti all’altare. Un evento che ogni anno attira centinaia di fedeli e curiosi.

Nelle tradizioni germanica e celtica precristiana si festeggiava Yule. Quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali. La festa di Yule venne quindi trasformata nel Natale, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie. Fra i simboli moderni del Natale che parrebbero derivare da Yule compare, fra l’altro, l’uso decorativo del vischio e dell’agrifoglio e l’albero di Natale. L’albero sempreverde, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un ovvio simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno. L’albero di Natale con le sue luci che rischiararano il periodo più buio dell’anno, manifesta quello che nelle culture tradizionali è l’albero della vita: anche gli alberi vivono la stessa ciclicità. Quando perdono le foglie, quando sembrano maggiormente nudi e scheletrici, quello che in realtà sta avvenendo è che si stanno creando i presupposti per una nuova fioritura. Nelle tradizioni dell’antichità il solstizio d’inverno segna la fine di un anno e l’inizio di quello successivo, un momento di morte e rinascita. Nel solstizio d’inverno, nel momento del buio, c’è il seme per il solstizio d’estate, il momento in cui sarà invece la luce a trionfare. Il Cristianesimo ha diluito questa ricorrenza suddividendola in più fasi: Natale il 25 dicembre, Capodanno il 31 dicembre, l’Epifania il 6 gennaio. Questo momento dell’anno è simboleggiato in molte culture anche dal ritorno di Babbo Natale, che non a caso vive nell’estremo nord, il punto in cui il sole sembra andarsi a rifugiare nel momento di maggior oscurità. I doni portati da Babbo Natale rappresentano una manifestazione dello stesso principio secondo il quale è proprio quando tutto sembra perso, quando la tenebra sembra trionfare, che la luce ha in serbo nuovi doni e nuove speranze. Ecco allora l’usanza, che si è tramandata fino ai nostri giorni, di rompere vecchie stoviglie, di liberarsi di vecchie cose, per simboleggiare il nuovo che ha bisogno di spazio per potersi manifestare.

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Esotericamente il centro del Natale è il Sole, la luce e la sua influenza, un’influenza capace di aiutarci a svegliare e far crescere in noi il seme del Cristo, puro rappresentante della coscienza e testimonianza della vita del creatore. Come il loto nasce dal fango, il Cristo nasce in una stalla, tra le bestie. Sono molte le divinità e i “salvatori” in differenti periodi storici e da tutto il mondo, che nascono in questa data. Sol Invictus (Sole invitto) era un appellativo religioso usato per diverse divinità nel tardo Impero romano: Helios, El-Gabal, Mitra. Le celebrazioni del rito della nascita del Sole in Siria ed Egitto erano di grande solennità e prevedevano che i celebranti ritiratisi in appositi santuari ne uscissero a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato come un infante. Il 25 dicembre, data comune a tutti è assolutamente astrologica. La stella cometa o stella dell’est è Sirio, la più luminosa della notte, che il 24 dicembre si allinea con le tre stelle più luminose della cintura d’Orione, le tre stelle allineate con le piramidi di Giza. Queste tre stelle erano chiamate nell’antichità: i Tre Re. Le tre stelle sono allineate con Sirio, e puntano tutte verso il punto in cui sorge il sole il 25 dicembre. Questa è la ragione, per la quale i Tre Re “seguono” la stella dell’est (Sirio) al fine di individuare il luogo in cui nascerà il Salvatore (il sole).”

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